La prossima volta al Ligure mi porto gli occhiali

settembre 19, 2009 § 1 Commento

Stamattina ero al Ligure, bar del centro, a fare colazione con mia sorella che senza cappuccino non vive, anche se stanotte è finita al pronto soccorso con i crampi che poteva essere tutto dall’infarto alla pleurite ma probabilmente la reazione nucleare generatasi nelle sue interiora a causa dell’abuso di peperonata e cocazero.

Comunque ero al Ligure e leggevo un articolo di D’Avanzo per Repubblica dove scrive di Tarantini, della scalata o discesa a Palazzo Grazioli etc etc. e D’Avanzo racconta che c’erano dei giorni che Tarantini era agitato e inquieto come una mosca contro vento.

Ah ah ah che bella metafora, dico a mia sorella, che anche io in questi giorni sono agitata perchè non riesco a fare quello che dovrei voler fare e mi sento proprio così come una mosca che deve volare contro il vento, un vento forte, e faccio una gran fatica anche solo a fare due centimetri contro vento. E mi sembra davvero di sbattere le ali agitata e inquieta ma soprattutto terrorizzata che se smetto di sbattere le ali come una pazza finirò spazzata indietro, ingoiata da un tombino o un piccione o un bambino in bici.

Mi piace proprio questa metafora e la leggo ancora: agitato e inquieto come una mosca contro un vetro. Come contro un vetro? Ma non era contro vento? Ma così non vuol dire niente! Cosa vuol dire contro un vetro? Contro un vetro ci puoi anche stare ferma, passeggiarci, guardare di là. Dove sarebbe l’inquietudine? L’agitazione?

E io che mi ero già costruita tutto un percorso terapeutico per la mia mosca agitata e inquieta che sbatte le ali per lottare contro il vento e infine capisce che forse per navigare nel vento non serve stremarsi per andare contro ma basta spiegare bene le ali, aprire gli occhi e farsi portare un po’. Dal vento.

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§ Una risposta a La prossima volta al Ligure mi porto gli occhiali

  • evoluo ha detto:

    gone with the wind. almeno e’ una risorsa “rinnovabile”, non dovrai essere agitata dall’idea che anche il vento prima o poi finisca e devi ricominciare daccapo. sei veramente “contemporanea”, che a Venezia fa molto chic esserlo…

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