We three

novembre 18, 2009 § 3 commenti

Sedermi, a quel tavolo, su quella terrazza, non avrei immaginato, le rovine, la rovina, guardandoti, mia amica mia sorella, un’altra metà, non avrei immaginato il bombardamento dopo il roastbeef e il vitello tonnato. Cinque ore ininterrotte. Quanto ancora poteva durare? L’avrai visto che sanguinavo?

Il sole che scivolava dietro la Salute e i miei ricordi di lui, di me e di lui, che tu affondavi in un grigio incolore e insapore. I miei ricordi di quegli occhi, quella notte, che non voleva finire, l’alcol non parla da solo, aveva detto lui, non è la luna quella, è l’alba, aveva detto, le parole che credevo mie e sue, le parole che tu mi rubi una ad una, le parole e le sue mani, la sua pelle solo un soffio che si raffredda mentre tu mi parli, ti svuoti, mi riempi, apro le mani e tu mi rapini, e mentre il sole scivola dietro la Salute tu mi spari senza interruzione, a caso, non miri neanche più, mi prendi comunque, tanto ti sono vicina.

Ma le sue parole, le sue parole mi portano via, mi portano via.

You say you want me. (I want another.)
Say you dream of me. Dream of your brother.
Oh, the stars shine so suspiciously
for we three.
You said when you were with me that nothing made you high.
We drank all night together and you began to cry so recklessly.
Baby, please, (don’t) take my hope away from me.

Non avrei mai immaginato ma nemmeno tu avresti immaginato di trovarti lì, di trovare me davanti a te, vedermi sbiadire, dovermi dire, del tuo amore soffocato, del tuo amore mai nato, finalmente abortito, resuscitato, dell’amore mentito e rubato. E mentre inseguivo l’ultimo sole che scendeva dietro la Salute, mentre saliva il primo inverno non ho saputo evitarlo, non ho saputo evitare che la tua luce al neon tagliasse ombre piatte e banali sul mio ricordo di quella notte che non voleva finire, piatte e banali sul mio e sul suo corpo nudo, sul suono dei passi per quella calle cieca.

It was just another Saturday
and ev’rything was in the key of A.
And I lit a cigarette for your brother.
And he turned and heard me say so desp’rately,
Baby, please, don’t take my hope away from me.

E mentre mi dici, ti rassicuri e allo stesso tempo mi maledici, io sento la sua pelle, le sue mani, il suo fiato, il suo sesso, le sue parole.

You say you want me. (I want another.)
You say you pray for me. (Pray for your brother.)

E mentre l’aria si raffreddava e arrivava finalmente l’inverno, la sua barca, le sue mani, il ricordo di settembre, non erano niente, più niente. Ma erano ancora quello che avevo, l’unica cosa che tu non ti sei portata via. E dopo aver dipinto il quadro a tinte fosche e blasfeme, dopo che hai urlato così forte che io non sono più riuscita a sentire i suoi sussurri e i suoi mugolii, dopo che le mine che hai deposto ai miei piedi sono esplose in un lampo così accecante che non sono più riuscita a vedere le orme dei suoi passi sulla mia pelle tu mi dici che non è finita, forse, non è tutto freddo e grigio, forse, non è tutto silenzio, forse.

Mi dici di guardare, di aspettare. Mi chiedi di proteggerti. Di proteggervi.

Oh, the way that I see him is the way I see myself.
So please stand back now and let time tell you.
Oh, can’t you see that time is the key that will unlock the destiny
of we three?

Dopo che il sole è scivolato dietro la Salute, quella notte, è stata l’ultima nostra notte, io e lui, due estranei. Le parole, niente. Gli occhi, vetro. La bocca, una fessura. L’abbraccio, vuoto.

Every night on sep’rate stars, before we go to sleep, we pray so breathlessly.
Baby, please, don’t take my hope away from me.

Grazie a Patti Smith per il testo di “We three”. Le parentesi sono mie

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