sputo nel piatto dove mangio

febbraio 22, 2010 § 10 commenti

È una cosa da stronzi per una che scrive in un blog sputare nel piatto dove mangia? Funziona così.

Le mie giornate, ogni ora, ogni minuto sono piene di “cose da fare” o della sensazione che ci siano “cose da fare” o “cose che dovrei fare” o peggio “che avrei dovuto fare” mentre ne facevo altre “che credevo in quel momento di dover fare”. Non ricordo più quando è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa perché volevo o anche solo fatto qualcosa senza l’ansia di pensare continuamente che era altro quello che dovevo fare.

A corredo di questo cilicio che non mi abbandona nemmeno quando dormo (cazzo dormi? dovresti scrivere! cazzo scrivi? dovresti leggere. cazzo leggi? dovresti uscire. cazzo esci, stronza? dovresti pulire. cazzo pulisci? dovresti lavorare. E così via) negli ultimi mesi mi sono iscritta ai feed di talmente tanti blog, che ogni giorno mi si accumulano circa 300 articoli che ogni sera mi costringo a leggere pur con gli occhi che si chiudono e l’assoluta certezza che la mia vita, la mia giornata e il mio intestino non ne avranno il minimo giovamento.

Ogni sera una montagna di feed da scalare, altri 300 più o meno lunghi doveri, dopo una giornata già passata a massacrarmi il senso del piacere con un senso del dovere assolutamente spanato e inconcludente visto che comunque non conduce a nessun miglioramento delle mie entrate finanziarie. Altri 300 doveri e per ogni dovere che supero la sensazione di perdere il senso di quello che voglio, di quello che mi piace. Non solo di quello che mi piace leggere ma anche di quello che mi piace pensare, che mi piace scrivere. Ne esco a pezzi ogni sera, schizofrenica e isterica.

Come mi sia venuta questa malsanissima idea, non lo so, credo di essermi allucinata dietro all’idea che un giorno avrei scoperto la pietra filosofale . O forse mi sono autoconvinta che fosse fondamentale “tenermi aggiornata”, “appartenere alla blogosfera”, sapere ogni minuto del giorno cosa ne pensa questo  o quest’altro, cosa dice ciccio o patata, cosa scrive pinco o pallino.

Mi sono imposta un dovere. Un altro. Vuoto di senso. Un cibo che non nutre. Come mangiare chili di mandarini quando hai fame. Non serve. Ti resta la fame. Anzi, ti viene pure un po’ la nausea. Come le telefonate serali obbligatorie ad un amore che è ormai freddo e rigido come un cadavere. Un rito, vuoto.

Forse sono andata in overdose, anzi sicuramente sì. Tutte le volte che ho la possibilità di passare molto tempo lontano dalla cosidetta blogosfera mi sembra più difficile e pesante rimettermi al passo. Evidentemente sono  troppo vecchia per diventare una tossica, non ho più il fisico.

E così stanotte ne ho cancellati la metà di quei feed. Perché se una cosa non mi fa ridere o piangere, se non mi apre una finestra che prima era chiusa, allora preferisco spegnere il computer e leggere un libro. O guardare il soffitto. O vivere. Credo che per avere qualcosa dalla vita bisogna viverla. Non leggerla nei blog degli altri.

È una cosa da stronzi per una che scrive in un blog sputare nel piatto dove mangia?

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