sussurri e grida (delle donne)

febbraio 22, 2010 § 17 commenti

Scrivo qui un lungo commento al post Sucker torte di Splendidi Quarantenni cercando di puntualizzare quello che già avevo scritto nel primo commento. Scrivo qui perché chiaramente dico delle cose poco gradite e non mi va di lasciare zozzerie in casa d’altri.

Caro Splendido,

l’avevo già detto io che ero la pazza, quindi non mi stupisco. Sulla questione che la pazzia mi derivi dall’avere un “ystera” ho dei dubbi. Mi dispiace che non sia passata chiaramente la mia critica al tuo post, critica che ritengo tutt’ora giusta nei contenuti e nei toni, critica che ora cerco di puntualizzare e ribadire. Mi dispiace tu abbia colto degli insulti personali: quando dico che tu sei una persona saggia e io una scriteriata stressata e furstrata non lo dico con sarcasmo.

Però, perdonami, ma se scrivi che le donne di oggi «son stressate che non riescono a riprodursi, perdono dolcezza, delegano la femminilità ai tacchi 12 sottraendola alle carezze. Sono mine antiuomo» allora mi viene un po’ di nervoso perché non posso credere che ci sia ancora qualcuno che crede che la dolcezza e le carezze siano i fondamenti bio-sociali dell’essere donna mentre il taccco 12 o le urla ci “snaturino”, ci  rendano fastidiose e false, un nemico addirittura (antiuomo!).

Io credo che sia una visione tutta maschile quella del mondo angelicato dai sussurri delle donne, soprattutto dopo che gli uomini (non tu) hanno sbraitato e deciso e dominato ogni valore contemporaneo. Compreso quello che ci vede antiuomo se decidiamo di non riprodurci o di indossare tacchi 12 tutti i giorni anche con le ciabatte.

Si sa, i poveri non possono essere stronzi (sei povero, accetta la tua condizione con umiltà se no ti togliamo quel poco di welfare che ti resta) e la parità tra i sessi passa per un parlare leggero e lieve, moderato e sensato, di cui le donne dovrebbero forse essere maestre. Mi spiace ma non è così, non ovunque, non sempre. Le donne hanno dovuto sussurrare in cucina per molto tempo, anche quando hanno raggiunto l’indipendenza economica, sempre a sussurrare in cucina. Oppure al ministero per la famiglia e l’istruzione. Se va bene, quello della sanità. Comunque sempre a elargire quella quint’essenza femminea fatta di empatia e senso materno. E se no, apriti cielo.

Volete la delicatezza e i sussurri? Avete mai pensato di imparate a darveli, come ce li siamo dovuti dare noi in vostra assenza? Vi sentite intimoriti dalla confusione dei ruoli? Tiratevi su, come ci siamo tirate su noi per i capelli fuori dal ruolo esclusivamente riproduttivo e di cura per costruirci dei diritti, ancora oggi negati, in una situazione che ci confonde e ci impaurisce, che ci rende meno solidali ma certo non meno donne.

Molte di noi hanno dovuto imparare a fare a meno delle vostre carezze, troppo impegnati a confondere virilità con indifferenza. E abbiamo dovuto imparare, quelle più giovani, a fare a meno delle vostre carezze perché adesso siete troppo intimoriti della donna aggressiva (non commento sulla questione donna con le palle).

Dolcezza e carezze per noi e trapano per voi, dunque? Io non ho nè dolcezza, nè carezze, nè trapano. Non sempre almeno. Eppure ti posso assicurare che sono donna. A tutti gli effetti, non solo biologici, sono una donna. Con i capelli di tre centimetri e il tacco 12. Sono una donna. Una donna che urla, che dà di testa, che non ottiene mai quello che vuole con le urla ma che resta una donna. Una donna che non ha un compagno con cui fare figli e andare a dormire la sera ma sono pur sempre una donna.

Non credere che io neghi l’esistenza di meravigliosi esseri di sesso femminile capaci di ragionare pacatamente, di essere madri gentili e donne forti, di saper far sentire un uomo come si deve, di saper fare rivoluzioni silenziosamente e con il sorriso sulle labbra senza nemmeno bisogno del rossetto. Anzi, io quelle donne le ammiro ma non sono così e non sarò mai così eppure resto una donna, non solo biologicamente, lo ripeto. Resto una donna sia che io sorrida, sia che io digrigni i denti.

In quanto donna che ha 44 anni nel 2010, voglio poter fare quello che voglio senza che questo mi debba etichettare come meno donna. Se sono insicura e indifferente, se sono “impaurita e poco solidale” sono forse meno donna? Sono solo una persona squallida e forse triste, ma non sono meno donna.

Si ecco, io sono una donna squallida e triste. Ma sono una donna.

Tu dici che devo imparare che a sussurarli, i concetti entrano di più. Io non ho concetti da far entrare da nessuna parte ma solo la mia vita da vivere, lungi da me insegnare niente a nessuno, ho solo da imparare.

Ma vorrei farti notare che le donne hanno ottenuto molto in quanto a diritti, sul lavoro e in famiglia, bruciando in piazza i reggiseni, o marciando (e urlando) per ottenere il suffragio, il divorzio, l’aborto. Non dobbiamo essere troppo fedeli all’articolo 37 della costituzione, l’unico che andrebbe assolutamente cambiato, al comma 2.

Il mondo lo puoi tagliare orizzontalmente, sopra le persone sagge e pacate e sotto le persone maleducate e arroganti come me. Ma lo puoi tagliare anche in due, da un lato le donne, alcune stronze e cretine (io) alcune gentili e generose; dall’altro gli uomini, alcuni forti e sensibili, altri freddi e impauriti. Ma sempre uomini e donne restano.

PS: se il tuo post aveva intenti ironici che io non ho colto, sappi che io sono stata mutilata del senso dell’umorismo appena nata e prendo tutto molto sul serio. Forse non è una caratteristica molto femminile, o forse fa parte del mio essere una stronza arrogante. Che svista, eh?

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§ 17 risposte a sussurri e grida (delle donne)

  • chiaratiz ha detto:

    penso davvero che tu abbia frainteso. Ma pazienza. Bacio

  • Niki ha detto:

    Un post da applauso, non c’è da aggiungere altro.
    Comincio a non sopportare più, a quarantatre anni, di venire etichettata come donna sulla base di tutta una serie di paramentri che altri, e non io, scelgono. Ne ho piene veramente le palle – e sì, sto gridando – di omuncoli che non hanno il coraggio, non dico di mettersi in gioco, che esagerazione, ma solo di provare a guardare la realtà al di fuori dagli stereotipi.
    Molto più facile sguazzarci in certe convinzioni, che cercare di lavorare su basi comuni e veramente condivise.

    Tempo fa avevo scritto questo, http://www.diariosemistupido.it/2008/02/07/lettera-a-un-amico-maschio-sulla-crisi-del-maschio-italico/

    • elena ha detto:

      ho letto il tuo post, grazie niki.
      Ci sarebbe da parlare per ore, ovviamente. Le cose che a me preme dire sono due. Non è una questione solo antropologica ma politica ed economica se le donne faticano (in Italia più che altrove) a barcamenarsi tra mille impegni. Welfare familistico e cattolico non aiutano.
      La seconda è che a me non interessa più, ma proprio più niente, dover fare uno sforzo per capire cosa devo essere per “starci dentro”. Faccio già abbastanza fatica a essere senza altri attributi o definizioni o ruoli. Io voglio stare seduta e respirare. Possibilmente in mezzo ad altre persone che vogliano fare altrettanto. Senza definizioni.

  • Vedi, credo che potremmo archiviare le battaglie femministe perché ormai sono battaglie vinte ed è inutile rimetterle in discussione, così come sarebbe riduttivo riferirsi ad Obama ricordando ogni volta i piantatori di cotone della Virginia. E’ il momento di fare un passo avanti e rendersi conto di quali siano gli effetti (negativi e positivi) che queste giuste battaglie hanno prodotto. Ossia l’aggiunta di nuovi doveri e l’impatto psicologico e sociale nei rapporti di coppia.
    Io ne ho evidenziati alcuni, sulla base delle esperienze personali, con l’imprescindibile ironia che informa la mia vita e i miei scritti, con ovvia generalizzazione basata comunque sulle sensazioni delle donne con cui mi relaziono quotidianamente.
    Negare le differenze antropologiche mi pare sciocco, così come non ha senso eccepire la propria personale condizione esistenziale rispetto ad un dato per forza di cose generale.
    L’ironia del post non sconfessa affatto le cose che ho scritto, in cui credo fermamente, e che in nessun punto ha offeso le donne e le loro battaglie, anzi, se lo si comprende, il post risulta smaccatamante a loro favore.
    Comunque sia, la forza delle idee risiede nella loro bontà e non nel modo urlato in cui si esprimono. Così almeno la penso io, ma non dobbiamo necessariamente essere d’accordo.

    • elena ha detto:

      Splendido, le battaglie femministe sono vinte a metà ed è questo che le rende impossibili e faticose. Come dicevo a Niki, e come tu sai bene, le battaglie femministe hanno ancora molto da dire come battaglie civili: un welfare che consenta alle donne di liberarsi dall’obbligo, dalla condanna al ruolo di cura sarebbe una manna dal cielo, molto più dell’uomo con la clava che porta a casa il bufalo della steppa. Ma no, lo stato (maschio?) preferisce che a pulire i culi di pupi e vecchi ci vadano le donne, che quando non sono le madri o le figlie sono le badanti.

      A me non dà problema la critica o la lusinga alle donne o alle loro battaglie ma i criteri utilizzati per definire la questione. Questo andare alla ricerca, con tutta l’ironia, la leggerezza e il garbo che ti caratterizzano, di definizioni e modelli comportamentali che sarebbero garanti di una serena vita di coppia e della serenità della mente femminile. Su quelli io non condivido assolutamente nulla.
      La forza delle idee risiede nelle idee. Non nel modo pacato in cui si esprimono. Se urlo una buona idea, resta una buona idea. Con tutto il rispetto per chi parla sottovoce.

      PS: io di un uomo guardo occhi, scarpe e quello che legge. Strana fino in fondo.

  • Niki ha detto:

    “Credo che potremmo archiviare le battaglie femministe perché ormai sono battaglie vinte ed è inutile rimetterle in discussione”. Ecco, su questo ci si potrebbe discutere parecchio, io non credo che quelle battaglie siano state del tutto vinte.
    Lo vedo intorno a me ed è strano non salti agli occhi quando si legge che l’Italia è il fanalino di coda per la percentuale di donne che lavorano, che nemmeno certi paesi del Terzo Mondo hanno così poche donne in politica, che ogni giorno ci sono donne che lavorano come e quanto gli uomini e si devono accontentare di uno stipendio ridotto, sebbene la legge dica altro.
    Non ho ben capito perché solo in Italia si tenda così tanto, da parte degli uomini, ad insistere sulle differenze antropologiche (o biologiche), che ovvio ci sono, ma che non disegnano per forza le donne come tanti vorrebbero che fossero.

    Al di là di ogni differenza di questo genere, io rivendico il desiderio di fare la mia parte e di avere voce in capitolo.
    Purtroppo, è difficile percepire l’ironia quando tante donne vivono sulla loro pelle i risultati mancati di quelle battaglie. Negli ultimi quarant’anni ce la siamo dormita, certe che i diritti acquisiti fossero intoccabili, che la mentalità potesse del tutto cambiare.
    I ruoli e gli equilibri all’interno di una coppia o di un rapporto d’amore è bello che siano frutto di libera scelta e di condivisione. Altrimenti no, non è bello giocare a io uomo e tu donna.

  • Sylvie ha detto:

    Io credo che ci sia un errore di fondo in entrambe le visioni.
    Mentre le donne si sbattevano a destra e a manca per ottenere quelli che ora sono i nostri diritti, perdendo innegabilmente strada facendo parte della propria femminilità, ma non certo del proprio essere donna, che è concetto assai diverso, gli uomini cresciuti da queste nuove donne perdevano parte della propria virilità, ma non del proprio essere uomo.
    I tempi sono cambiati, ma non le necessità dell’essere uomo e dell’essere donna, sopratutto nello stare insieme.
    Solo che né l’uno né l’altro vuole accettare questo cambiamento bilaterale.
    Se la donna è diventata più aggressiva, l’uomo è più insicuro.
    I sistemi in natura tendono sempre all’equilibrio è un processo normale e per l’appunto, naturale.
    Ed è solo stando insieme che si può reimparare a riappropiarsi di quelle innate caratteristiche del sesso che la società ci ha rubato, riequilibrandole.
    Il discorso è valido per entrambi.
    Come dice una canzone che amo “Svincolarsi dalle convinzioni dalle pose e dalle posizioni” è questo che dovremmo imparare a fare.
    Soprattutto basta con i luoghi comuni.
    Perché?
    Perché non siamo felici.
    Se lo fossimo non leggerei che ti senti squallida e triste e Suker Torte non avrebbe problemi di erezione e ansia da prestazione (si lo so parlavi in generale, ma se non ti stesse a cuore la cosa non ne avresti fatto un post).

    Per quanto mi riguarda mi ci sto impegnando.
    Di anni ne ho 33 e sono una di quelle che qualcuno ha definito palle d’acciaio, ma solo perché sto puntando tutto me stessa perché posso essere l’unico cavallo vincente della mia vita e su questo non ho dubbi.

    Forse non mi riprodurrò mai, ma perché non ne avrò il tempo, ma non sono stressata perché dagli uomini ho imparato una cosa importante: il sesso è fondamentale e visto che ora c’e’ una parte di me che mi rende piu’ maschile non posso continuare ad utilizzare il maschile per antonomasia come farebbe una donna.

    Ed e’ vero, tutto questo non mi toglie niente del mio essere donna, ma se non faccio attenzione puo’ togliere molto alla mia femminilità.

    Ed è per questo che penso che l’unica soluzione sia che uomini e donne, nell’intimità, imparino a perdere le maschere che la società ha obbligato loro a portare, e scevri di ogni orpello, inizino a mostrarsi solo per quello sono, anzi per quello che erano prima che per sopravvivere imparassero a comportarsi in maniera diversa dalla propria indole.

    E giusto per concludere… la dolcezza non è una dote femminile, ma una dote caratteriale dell’essere umano legata alla propria sensibilità e che prescinde dal genere.

    Quindi a volte semplicemente una persona non è dolce perchè non lo è.
    Punto.
    Ed è luogo comune aspettarsi questa dolcezza da tutte le donne in generale.

    • elena ha detto:

      Sylvie, sono in parte d’accordo con te ma sono anche convinta che le cose su cui non sono d’accordo si spieghino con quei dieci anni di differenza tra noi: io ho visto crescendo, l’enorme distanza con la generazione che mi ha preceduto, sia le donne e le madri che hanno lottato in piazza, sia quelle che hanno fatto solo le mogli, con un lavoro, certo, erano pur sempre gli anni 60 e 70, ma senza mai uscire al di fuori dei confini del socialmente accettabile: matrimonio, lavoro, figli, casa.
      Voi che avete trent’anni non credo abbiate visto o “sentito” quanto la vostra vita fosse diversa da quella delle donne che vi hanno preceduto. Credo sia un bene. Con pochi, pochissimi punti di riferimento ciò che conta è quello che vuoi e senti. Senza modelli, uno si fa da solo.
      A noi, a me, l’odore di quella cosa che si chiama ruolo biologico della donna, naturale femminilità, mi fanno fremere le narici come l’odore di arrosto bruciato.
      Non c’è, non c’è mai stato uno stato naturale della coppia che la società ci ha rubato. Lo stato naturale della coppia che gli ultimi 50 anni hanno messo in discussione era artificiale e soffocante, per quanto rassicurante, per la donna e forse anche per l’uomo.

      Parli di una femminilità che come la bellezza, si basa su canoni preconcetti e artificiali. Che cos’è femminile? Le curve? Il cerchio, il tondo, il rosa? L’acqua, la primavera di Botticelli? Il profumo di fiori? La gentilezza è femminile? Oppure un po’ oltre, la capacità di piegarsi, di tollerare, di accogliere, sono femminili? La capacità di cura o la virtù del silenzio? Che cos’è femminile? Io che ho i capelli di tre centimetri, ho sempre gli occhi crucciati perché il mondo mi pare avere dei problemi, e la bocca sempre storta perché la gente dice sciocchezze, io che sono maleducata e urlo e mi arrabbio se vedo un’ingiustizia, non sono femminile? Io che so essere solidale con l’immigrato perso per strada ma non con la mia vicina perché semplicemente non mi piace, non sono femminile? Una donna lesbica, che non si trucca e non pensa di dover stare dentro i canoni delle riviste patinate non è femminile?

      Lo decide un uomo cos’è femminile? Magari giusto per complicarti la vita cambia la definizione ogni vent’anni, così che tu, donna, ti debba preoccupare di cosa è femminile e non invece, come sarebbe giusto di essere felice per quello che sei e che fai, o magari dedicarti a diventare presidente del consiglio. Tu parli di femminilità ma non la definisci e se la definissi ecco che ti saresti costruita la tua gabbia dorata senza nemmeno accorgertene.

      • Sylvie ha detto:

        Non la definisco perché la femminilità non si puo’ definire Elena, definirla sarabbe metterla in gabbia.
        E in oltre non ho bisogno di definirla perché la sento quando la emano almeno quanto quando emano testosterone da competizione! :)

        Sono cresciuta in un matriarcato di altri tempi, maschilista come solo un vero matriarcato sa essere, e i miei 33 anni sono gli ultimi di una famiglia allargata.
        Ti assicuro di una generazione che quasi non eisiste piu’ per quanto lontano affonda le sue radici.
        Mia madre ha 74 anni e le altre due donne che mi hanno cresciuto hanno superato i 90.
        Entrambe zitelle da emancipazione del 68, mi raccomando.
        Che non solo hanno combattuto in piazza per i diritti delle donne, ma che durante la guerra hanno fatto anche le contrabbandiere tra l’isola in cui vivevano, Ischia, e la città che aveva tutto, Napoli, pur di sopravvivere e far sopravvivere la propria famiglia.
        Eppure, ti posso assicurare, sono sempre state loro a dirmi di tacere, quando in famiglia era un uomo a parlare.
        Donne con le palle quindi, ma che non hanno mai smesso, nonostante tutto, di essere schiave dell’idea di un uomo.
        Poi mi ha fatto da padre non il mio vero padre ma il suo, mio nonno, e anche li’ parliamo di un uomo d’inizio secolo che purtroppo non c’e’ piu’ da molto ormai.
        Ma che a dispetto di tutti gli uomini di un tempo, sapeva essere di una dolcezza infinita senza mai pedere di un briciolo della sua virilità.
        E che non ha smesso mai e dico mai di osannare la donna che amava… come le sue nipoti.

        Pensa che dico sempre a me stessa che non trovero’ mai piu’ nella mia vita un uomo capace di amarmi come lui, anche se era amore diverso.

        Quindi, sara’ perche’ sono cresciuta con una generazione di vecchi, ma ho conosciuto il maschilismo vero, quello dettato dalle donne, che sfiora quasi l’atteggiamento mafioso con tutte le sue terribili umiliazioni, e il femminismo che ha combattuto in piazza per emanciparsi mentre a casa continuava a prepare pranzo e cena e pulire in ogni angolo.

        Per questo nonostante i miei 33 anni mi posso permettere di scrivere le cose che scrivo.

        Perché sono stata cresciuta da donne come un piccolo uomo e nonostante tutto alla fine dei conti ho saputo conservare la mia femminilità.

        La femminilità non e’ bellezza, non e’ atteggiamento, non e’ abito.
        Ero femminile anche quando pesavo 50 chili piu’ di adesso!
        Tutto quello elenco e’ solo costruzione.

        La femminilità è ormone femminile.
        Niente di più.
        Sono gli estrogeni e i progesteroni.
        Cosi’ come la virilità è il testosterone.

        Io parlo di natura Elena.

        Quella di cui troppe volte dimentichiamo di far parte.

        Tu di conferzionamenti sociali intorno alla parola.
        Capelli corti tre centimetri, lesbica, bellezza… ???

        Sai che c’è di nuovo, che dal mio punto di vista, una delle donne piu’ femminili del secolo precedente e’ stata proprio una lesbica anni 90 con la testa rasata: Sined O’Connor.
        E non aveva bisogno di fiocchetti sociali intorno a definirla.
        Bastava il suo sguardo, di una femminilità unica, anche se non era eterosessuale.

        Vedi, io so che le mie palle di acciaio, che la società in cui sono cresciuta mi hanno obbligato a far crescere, emanano testosterone.
        So che per tenere testa ad una certa classe maschilista di manager, ho dovuto imparare a secernere testerone piu’ di quanto il mio organismo non fosse in grado.
        Ma so anche che ogni volta che faccio cio’, perdo parte della mia femminilità innata.
        Perche’ e’ la natura.
        Io sono una donna e il testoterone mi appartiene solo in piccola parte.
        Costretta ho imparato a produrne a comando, ma non mi appartiene veramente, per questo mi modifica e mi fa perdere parte di me.
        Di quello che sono per natura.

        Elena, invece di crucciare i tuoi occhi e a storcere la tua bocca, sorridi.
        Il tuo dolore non migliorerà il mondo, il tuo sorriso si!
        Non lo decide un uomo cos’e’ femmile, non lo decide la società.
        Lo decidi solo tu.
        E il tuo modo di essere donna.
        Ma se ti senti cosi toccata da certi argomenti, se le tue narici fremono per cosi’ poco, solo perche’ su un blog di chicchesia qualcuno esprime la sua stupida frustrazione cosi’ come potresti fare tu con la tua, purtroppo vuol dire che la prima a stare male per questa situazione sei tu.

        Allora non c’e’ giusto o sbagliato, imposto dalla societa’ o ribellione a cio’ che imposto, naturale o artificiale.

        C’e’ solo qualcosa che cmq sia non vivi bene.
        E allora chi te lo fa fare?

        Al di là di tutto quello che mi chiedo è questo: se critichi gli uomini, perchè fai tua la loro parte peggiore?
        La rabbia è maschile.
        Lasciala a loro.
        Se per invertire i ruoli e avere i nostri diritti dobbiamo finire col comportarci come loro scatenando altre guerre, altre crisi e altre carestie… ma allora, che senso ha?
        Noi possiamo essere migliori.
        Lo siamo per natura.
        Basta non perderla.

        • elena ha detto:

          tutte bellissime parole che ti invidio. la mia realtà è un’altra. e gli uomini non c’entrano. Per ora la luce resta spenta. Il sorriso anche

  • gabrybabelle ha detto:

    perfetto che altro dire? ah si,io gli ho scritto questo commento qui:

    [Le relazioni sentimentali son come le torte. Alla donna spetta farle,
    all’ uomo mangiarle.

    Se si invertono i ruoli cominciano i disastri. Gli uomini ci mettono troppo zucchero e niente sale, con risultati comprensibilmente stucchevoli]

    Mi risulta ci siano in giro “ottimi cuochi” e non sbagliano nè con le dosi,nè con gli ingredienti,magari prendere lezioni da loro?
    p.s. commento sarcastico in risposta la tuo” Alla donna spetta farle, all’ uomo mangiarle.
    Chi lo dice? tu,be’ ma non l’ha mica ordinato il medico, che i ruoli siano per forza questi,magari pensare che è stato un’ imposizione di forza per secoli,non t’ha nemmeno sfiorato per un istante vero?

  • Sylvie ha detto:

    Sorry, worpres impassSSssito!

  • tool ha detto:

    good start

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