mi batte il cuore e mi tremano le ginocchia (extension a sussurri e grida)

marzo 1, 2010 § 2 commenti

Quando ero piccola facevo nuoto e ginnastica artistica e facevo abbastanza schifo a entrambi gli sport. I miei non venivano mai a vedermi quando avevo le gare (per imbarazzo? probabile) e dagli 11 ai 13 anni, quando ho smesso tutto, mi sono fatta accompagnare dalle mamme e papà delle mie compagne di squadra.

Poi tornavo a casa e i miei mi chiedevano distratti: com’è andata? E io: ho/abbiamo perso. Loro: sguardo distratto e rassegnato che voleva dire “sei quello che sei”. Femmina? Debole? Una schiappa? Un destino, comunque. Ineluttabile. Una giustificazione preventiva. Una condanna?

Stamattina Leonardo cita Asphalto che riassume perfettamente una nuova (o forse no?) retorica della femmina italiana che agli sport non vince perché è troppo femmina, pensa all’ammmore, ai figli, le batte il cuoricino, si emoziona.

«Sta di fatto che, mentre sulle pagine dei commenti austere sociologhe si interrogano sui motivi che tengono le donne italiane lontane dal potere, le giornaliste sportive spiegano che le italiane ne buscano perché sono femmine dagli alluci alla punta dei capelli, e in quanto tali sopraffatte dalle emozioni e dagli affetti. Se le cose stanno così, per le prossime olimpiadi forse sarebbe meglio reclutare una squadra di lesbiche anaffettive a cui fanno schifo i bambini.»

PS: Le lesbiche anaffettive a cui fanno schifo i bambini sono donne anche loro, eh!

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§ 2 risposte a mi batte il cuore e mi tremano le ginocchia (extension a sussurri e grida)

  • chiaratiz ha detto:

    anche solo “reclutare” fa abbastanza schifo, come se lo sport fosse la guerra

    • elena ha detto:

      Chiara, Asphalto è così, parla così. Ma certo punta il dito su un preconcetto che viene usato per giustificare qualsiasi evento.
      E in questo caso, si giustifica il fatto di aver perso delle gare olimpiche (pur a seguito di grandi investimenti) con un certo modello stereotipato di femminilità.
      Guerra o non guerra, le medaglie alle olimpiadi dobbiamo farle vincere agli altri perché “l’importante è partecipare”? Capisco se questo spirito decoubertiano fosse parte di una cultura e di un paese con grandi meriti in campo civile, politico, un fulgido esempio di non prevaricazione dell’uomo sull’uomo e della donna sulla donna, ma non è così, siamo in Italia.
      Gli si scusi il verbo “reclutare” ma il ragionamento mi pare lucido.

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