il vestito era blu

marzo 8, 2010 § 5 commenti

Quelli che ti dicono che è ora che torni; quelli che ti dicono di non tornare che tira una brutta aria e andrà anche peggio e che se vuoi tornare vedi di avere un contratto firmato in triplice copia, con firme vidimate e ricorso al tar già approvato; quelli che ti chiedono “ancora qui? ma quando ci liberiamo di te?” (ve ne siete liberati 8 anni fa facendomi capire che in università non c’era trippa per questa gatta); quelli che ti guardano e non parlano; quelli che ti parlano ma non ti vedono; quelli che ti abbracciano e ti stringono forte; quelli che non vedevi da 10 anni e ci parli ed è come se non fosse passato un giorno (se non fosse che non smettono di ricordarti quella volta che tu etc etc); quelli che ancora oggi dopo 10 anni non riesci a parlarci senza sentirti una cretina; quelli nuovi che scopri amici e ti chiedi dov’erano (ah già, sei tu che manchi da 8 anni, cretina, non loro che appaiono all’improvviso); quelli che guardi con disincanto e loro si stringono imbarazzati nelle spalle e abbassano lo sguardo che cade sul sedere grosso di quella nuova, malamente mascherato da una triste viscosa a fiori e calze contenitive nonostante i suoi 30 anni (e la fama di sciupamaschi); quelli che non ci sono e dovrebbero esserci per innalzare artificialmente la tua voglia di sedurre; quelli che non ci sono ed è meglio così; quelli che non ci sono ed lo senti che mancano.

E la casa di E, bellissima ed accogliente come il suo sorriso, sei teglie di lasagne, due di polpette, quattro tiramisù, due strudel, litri di pinzimonio, tre vasche di patatine, 270345 bottiglie di vino (di cui circa 2038 comprate alla metro a 1.85€ e imbevibili, almeno fino a metà serata), il gin & tonic con lo zenzero (dalle 11 all’1), il gin & tonic con l’acqua dei tartufi di mare (alle 5 di mattino).

(E in sottofondo, più pungente del male ai piedi per il tacco killer, la vergogna di non avere una risposta a chi ti chiede cosa fai, cosa farai, dove vivi, chi sei, cosa sei diventata.)

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