solo i pazzi

maggio 9, 2010 § 15 commenti

Ci sono un italiano, un australiano e un’inglese…. come un barzelletta questo post inizia così e finisce con me che rido piegata in due da sola in mezzo a edgware road con le calze a mezza gamba.

Rewind.

La mia londinese ospitante (che poi è americana) sono settimane, anzi mesi, che mi frantuma i timpani sul tai chi, su quanto fa bene, su quanto lei si diverte anche perché, pur facendolo da molti anni, ancora non si ricorda la sequenza e quindi per lei è sempre un po’ come la prima volta, tipo Memento.

E insisti e insisti, una sera a cena mi fa sapere che lei ha detto alla scuola di tai chi che portava una nuova allieva e quindi questa domenica mi aspettavano. Brava merla! Aspettano anche i miei 110 pounds (nel senso di sterline, non di libbre), immagino.

E quindi per giorni mi sono fatta venire l’ansia, che a me se mi forzi a fare una cosa, in particolare una cosa che devo andare ad un’ora fissata da qualcun altro in un posto nuovo dove non conosco nessuno, quelle sono le cose che mi fanno diventare come un mulo tibetano (per restare in tema). Mi sento stretta alle corde e non ci penso nemmeno per un attimo che potrebbe anche piacermi.  E’ tutto quello che ci sta intorno che non mi piace. Non mi piace che mi si organizzi il tempo cosiddetto libero, e tanto meno la domenica. Men che mai la domenica tardo pomeriggio che è il momento più brutto di tutta la settimana perché sai che passerai le prossime 5 ore disperatamente aggrappato all’idea di fine settimana ma con la faccia già sbattuta dentro quel catino di acqua gelata che è il lunedì.

E quindi alle quattro e mezza del pomeriggio esco con i fuseaux sotto la gonna (non c’è un vero spogliatoio in questo posto di tai chi) e, al posto di una maglia degna di attività fisica, mi tengo quella slabbrata del pigiama. Tipo coperta di linus, ma anche tipo “affronto all’autorità costituita”.

Esco alle quattro e mezza e ho anni quattro e mezzo. E il broncio.

Ho il broncio e quando arrivo sono tutti vecchi (due, donne) e io continuo a chiedermi se voglio essere identificata dal mondo esterno come “una che fa tai chi, con i vecchi”. Poi arrivano due maschi. Li scansiono. Aumenta il broncio. Uno dice che lui non ha né internet né il cellulare. Voglio scappare o urlare che ho due blog.

Poi si comincia.  Dopo un misto di spiegazioni e storia delle celebrities del tai chi che sono tutte morte negli anni 70, i maestri, quattro in tutto per due nuovi allievi (io e no-internet man), fanno la dimostrazione della sequenza. Che è complicatissima. Non ci sono due movimenti uguali. In 7 minuti. Ci vogliono, a quanto pare, anni per imparare 7 minuti. Poi tocca a noi novizi imparare e ringraziando iddio si impara facendo e guardando, così mi viene risparmiato l’imbarazzo del “facci vedere cosa hai imparato oggi”.

Da lì in giù, è tutto un girarsi, piegarsi, strisciare i piedi, 70-30, passi vuoti, linee dritte e centri di energia. E non si capisce come, io non capisco come, a muoversi come bradipi, succedono due cose: la prima è che sudi e ansimi e fai una fatica bestia. La seconda è che davvero, davvero, giurin giurello, il chi comincia a circolare. O se non era il chi era un richiamo della codeina che avevo preso il giorno prima per il mal di schiena. Benessere totale. Benessere scemo, quello che ti inebetisce e ti fa le vampate di calore alla pancia. Droga pura.

Dopo un’ora e mezza ero una palla gonfia di godimento con le ginocchia a pezzi. Quando sono uscita c’erano  una ventina di indiani vestiti a punto tipo casting per un bollywood movie ad aspettare il loro turno in palestra.

“Avete finito?” mi chiedono. Sono scoppiata a ridere, una risata incontrollata che avranno pensato che ero pazza. E ridevo tanto che il gruppo di teenager fancazzisti e incappucciati avranno pensato di chiedermi da chi mi rifornivo. E ho continuato a ridere per tutto il tragitto, io e la mia gonna a pallone sopra i fuseaux. Io e le mie calze viola scese alle caviglie. Fino a casa.

Dove ho smesso di ridere e mi sono divorata il contenuto del frigo. Fame chimica post chi.


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§ 15 risposte a solo i pazzi

  • Gary Coopo ha detto:

    ecco lo vedi che non sei disincantata come potresti sembrare? con me il tai-chi non ha funzionato, convinto da un’amica con tanto di video, dopo una mezz’ora che mi sembrava di essere un orso di quelli del tirassegno, legnoso, lagnoso e inelegante ho rinunciato vinto dal senso del ridicolo

    • elena ha detto:

      potrebbe essere un side-effect della codeina. oppure il senso di sollievo per aver superato la cosa senza traumi infantili. tutto può essere

    • elena ha detto:

      Gary, comunque da soli non si può. Ci vogliono davvero i maestri. A farlo in gruppo, si dice, si gode di più.

  • Basak ha detto:

    Hello Elena, got to your blog through Facebook. Wonderful entry! I was fascinated because a colleague of mine said he had been thinking about going back to tai chi and added ‘it is probably my old age creeping in’. Go figure…

    • elena ha detto:

      thanks basak! (do you read italian?) I have thought about versioning it in english for a long time. Mostly, this blog is a great exercise in free flow writing. It has helped immensely with my more academic writing (and thinking!) as well. good to see you here.

  • manuel ha detto:

    HAHAHA fantastico Elena……io sn piegato perche’ ti ci immagino!!! haha….x
    manu

  • Gary Coopo ha detto:

    in gruppo? io? hai presente il mulo tibetano? ecco, quello in versione eremita di clausura

  • vipero ha detto:

    tra poco succederà anche a me: una collega di mia moglie vuole portarmi a fare yoga mantrico, tantrico o metafisico, non ricordo.
    a forza di sentire storie sulla mia cervicale, le si è scatenato l’istinto crocerossiano… (o crocerossistico?).

    E io che pensavo orami si facessero tutti l’affari propri…

  • aurea ha detto:

    sono sempre stata diffidente nei confronti del tai-chi perché lo pratica mio “suocero”..però se ne parli così me ne fai venire una gran voglia.

    e mi sa proprio che abbiamo le stesse scarpine, le mie più banalmente nere.

    • elena ha detto:

      camper. ormai le mie sono consunte. ma non posso vivere senza. Ieri seconda lezione di tai chi e tra le paturnie ormonali e il nuovo governo UK non sono uscita così rasserenata. Età media: 59 anni.
      Il nero non è mai banale.
      Benvenuta qui.

  • aurea ha detto:

    …dopo averti letta spesso.
    quelle camper già. tacchetto minimo e magicamente comode.

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