vacanze romane (le inefficienze pericolose)

maggio 31, 2010 § 16 commenti

Il tempo è mio e me lo gestisco io.
Due le inefficienze che mi hanno colpito direttamente e personalmente nella mia visita romana. Niente di grave ma c’è da riflettere.

La prima. Biglietti esauriti (a meno di fare varie ore di coda sotto il sole) per la mostra di caravaggio. Sbuca dal nulla la caravaggio card che costa il doppio del biglietto normale ma offre l’ingresso diretto alla mostra oltre ad altre chicche turistiche come un viaggio in pullman scoperto della Trambusopen, una delle due aziende che la sponsorizzano e vendono. La caravaggio card è il segreto meglio conservato di roma, pochi la conoscono e capire come acquistarla su internet tra fail di mysql e link rotti non è semplice. Ne acquisto 4 con carta di credito sabato mattina sul sito Trambusopen. Sono in vacanza, non ho la stampante, mi scrivo il codice di conferma acquisto sulla moleskine.

La mattina dopo, domenica, mi presento allo sportello della suddetta azienda a Termini per ritirare le card. Segue conversazione. “Sono qui per ritirare 4 caravaggio card, prenotate ieri su internet” “Eh, nun ce l’avemmo. L’avemo esaurite”. “Eh, ma io sono stata furba e previdente e l’ho prenotata apposta, ecco il codice”. “Signo’ nun ce l’hanno consegnate. Non ne hanno stampate abbastanza. Io fisicamente non le ho, se vuole domattina”. “Io domattina sono su un aereo”. “…”. “E allora? Se io voglio vedere caravaggio?” “…” “La posso ritirare altrove?” “Non lo so”. Siamo andati avanti un po’, io mi sono scaldata ma poi come fai a prendertela con una ragazzina che per tutto il giorno si è presa dei vaffanculo da turisti giustamente nervosi? Alla fine mi fa il rimborso e con i miei 80euro inutili faccio qualche tentativo di comprare 4 caravaggio card in giro per Roma. Un addetto dell’ufficio turistico arriva a esprimere condivisibili giudizi sulla capacità imprenditoriale di chi ha pensato la caravaggio card. Immagino un mondo di mercato nero di ingressi a mostre, cinema, teatro. Non sarebbe così brutto in fondo. Fare soldi con il desiderio di cultura della gente è meglio che fare soldi con altro. Lasciamo perdere.

La seconda. Stazione termini, binario del Leonardo, il treno-navetta che va a Fiumicino. Vicino al treno c’è un banchetto con due dipendenti FS. Il banchetto dice “convalida biglietti”. “Posso comprare il biglietto qui?” “Sì signora”. Faccio una coda, breve, evviva. L’americana di fronte a me mi dice di passarle avanti, perché non accettano carte di credito. “It’s the middle ages” le dico. Arrivo al banchetto “Un biglietto” “15 euro” “Ma non sono 14?” “Qui sono 15”. Il dipendente FS che dovrebbe ‘convalidare’ i biglietti, compila, a mano (A MANO) con una penna, quelli che vengono emessi sul posto. Le calorie che brucia in tale gesto mi costano un euro di sovrapprezzo. Non gli basta lo stipendio. Vuole un euro in più. Mi incammino verso la biglietteria che sta in testa alla stazione mentre il binario del Leonardo sta praticamente quasi fuori dalla stazione. A metà binario vedo una indicazione per la biglietteria. Devio in quella direzione e dopo una breve coda sono davanti allo sportello. “Un biglietto per Fiumicino” “15 euro” “Eh?? Ma non sono 14?” “Questa è un’agenzia di viaggio non una biglietteria. Qui sono 15” Mi indica un foglio A4 attaccato al vetro dello sportello con lo scotch. Non lo leggo nemmeno. Ho già perso troppo tempo, devo trovare una biglietteria “normale”. Camminando lungo il binario, racconto al mio imbarazzato e rassicurante accompagnatore, storie di treni per aeroporti londinesi, dove fai il biglietto a bordo con carta di credito o bancomat senza sovrapprezzo. E c’è pure la wifi. Al piazzale della stazione trovo una biglietteria automatica, faccio il biglietto. Sono arrivata in stazione con 40 minuti di anticipo per salutare degnamente un caro amico e non ho più tempo per un caffè o comprare un giornale. Quando arrivo alle porte del Leonardo mancano 4 minuti alla partenza. Giusto il tempo di un abbraccio.

Parto chiedendomi come sia possibile lavorare o anche solo avere tempo per sé quando il tempo viene rubato da queste inefficienze. Parto pensando ad un’Italia divisa in due e in tre. Ho sempre pensato che in questo paese molte persone scelgano di obnubilarsi di video-oppiacei per non vedere o non pensare allo sgretolamento della terra sotto i piedi. Adesso mi rendo conto che per ottenere lo stesso scopo, si possono anche obbligare le persone a correre dietro, come galline senza testa, a inefficienze, pessima organizzazione, volgare mancanza di rispetto verso le basi minime di fornitura di un servizio. Tagliuzzarsi gambe e braccia, un male inutile per non sentirne uno più grave.

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§ 16 risposte a vacanze romane (le inefficienze pericolose)

  • Gary Coopo ha detto:

    secondo me tu sei uno dei famigerati e temutissimi “commissari europei”

  • Gary Coopo ha detto:

    se non apri il frigo non ho nulla da temere o da nascondere

  • Manuel ha detto:

    a Italia, ma vaffanculoooooooo…..povera Elena…
    Però come mi fai ridere tu e i tuoi post…. :) )

  • Max ha detto:

    Cosa diceva De Gregori di Roma? … “una cagna in mezzo ai maiali…” ?

  • Cris ha detto:

    Ah, come mi manca Tokyo.

  • Cris ha detto:

    Certo Elena, mica ho detto che è brutta.
    Solo che ho imparato da tempo a evitare, anzi cancellare dalla mia vita le città che mi fanno male. Londra mi fa bene, Tokyo mi fa bene. Budapest mi fa bene. Le cose che hai raccontato tu sono la punta di un iceberg, di un sistema. Ergo, Roma mi fa male.

  • vipero ha detto:

    questo m’è finito in libridine. sorry…

    Eppure una volta, quando il bigliettaio seduto sull’auto (a roma i bus si chiamano auti: “come vieni?” “coll’auto” (se uno) “coll’auti” (se più di uno)) ripeteva flemmatico ed imperturbabile: “avanti c’è posto…” mentre tu eri appeso fuori e lo odiavi profondamente… boh non so era tutta un’altra cosa.

    Credo faccia parte dell’avventura, e della natura romana. Forse troppa tecnologia stonerebbe.
    A Roma ci vuole ancora il bigliettaio tipo Aldo Fabrizi che elargisce indicazioni, saggezza, ricette e biglietti.

    “Bijetto prego… ‘ndo deve annà? ah sì, scenna pure tra tre fermate, se je capita lì ce sta ef faciolaro. fanno pure i fiori de zucca fritti…”

    Replica

    • elena ha detto:

      mito! infatti roma è bellissima e ve la invidio. certe efficienze londinesi si pagano con un ritmo di vita insostenibile.

  • Cris ha detto:

    Ah beh le carrozze coi cavalli poi…

    • elena ha detto:

      quelli puzzano. a roma, puzzano. e fanno tristezza.

      però i carciofi alla giudia sono il mio nuovo cibo preferitissimo, staccare le foglie una a una, croccanti fuori e morbide dentro, leccarsi le dita unte. paradiso

  • Cris ha detto:

    Buoni, sentissi quelli di Cison… La prossima volta te li preparo. Promesso. Ma alla Trevisana.

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