lib(r)idine romana

giugno 1, 2010 § 6 commenti

Sarà la fame, sarà il caldo, sarà la fatica di arrivarci perché non abbiamo una cartina, ma quando entro da Bibli l’emozione mi assale e il cuore reagisce come se fossi entrata finalmente, finalmente, a casa di un amante di cui non so nulla se non che porta la promessa di un piacere conosciuto e misterioso. Un misto di sollievo ed eccitazione, l’anticipazione del momento in cui la resa sarà senza resistenza. Voglia di farmi prendere, spogliare, sfiorare, toccare, girare, usare. Leggere.

Voglia di tenere gli occhi aperti e farmi portare. Tenere gli occhi aperti e farmi lettore.

Dentro Bibli il mondo di mattoni, finestre, cacche sui sampietrini, finte invalide mendicanti scompare, sostituito da un altro i cui confini sono pareti di scaffali, lo spazio misurato con le coste dei libri, le piccole e le grandi case editrici, in alto e in basso, sfiorare tutto, desiderare tutto, assaggiare tutto.

Ogni nome, ogni titolo, ogni parola riempie e insieme svuota e scava lo spazio del desiderio, dove ciò che metti crea la mancanza di quello che non c’è. Ogni nome, ogni titolo, ogni parola accorcia e allo stesso tempo allunga la distanza che mi separa dal piacere di arrivare all’ultima pagina che odora della prima pagina del prossimo libro. Il piacere di arrivare al compimento di quello che non si compie mai e odora del prossimo letto.

Pensare il nulla perché ha Klee in copertina, trovare Derive Approdi per quel libro che cito e di cui non ricordo il titolo, le parole della Crisi, della Democrazia Farlocca, della Città, del Bene Comune sotto l’ombra dell’albero di Munari, la tristezza dell’amore di Marsiglia, la vagina allegra.

Scorro con lo sguardo e con le mani i libri chiusi, sdraiati sui tavoli. Voglio aprirli. Ho il fiato corto. Fino a che spettinata e affannata, confusa e desiderante, impaurita e curiosa di farmi svuotariempire, accorciallungare quasi mi trovo con le mani tese verso un libro di Nori (sarà stata la copertina?) e per un momento penso che forse, potrebbe anche essere, però no, ma se fosse?

Ma anche no. Dobbiamo andare. Devo andare. Prima devo scegliere un libro, uno solo. Non è per me, allora è facile.

E tu, se non sai cosa dirmi, se non sai cosa farmi, tu lib(e)rami.

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