Vacanze romane (Sexy MaXXi)

giugno 4, 2010 § 9 commenti

La prima cosa che scopri visitando il MaXXi è che Zaha Hadid, è davvero ossessionata dal movimento, anzi dal desiderio di forzare il tuo movimento lungo i percorsi che lei ha deciso già dal primo momento in cui ha pensato a te e a quel punto nello spazio in cui adesso ti trovi. Il MaXXi è così.

Passata la soglia di ingresso, carta trasparente tra il dentro e il fuori, scopri che non c’è luogo, angolo o scalino in cui puoi fermarti senza sentirti a disagio. Ovunque ti fermi sei stonato. Ovunque ti appoggi ti gira la testa. Il segreto è non fermarsi. Continuare a camminare, salire, scendere, entrare, uscire. Il MaXXI è uno spazio pensato, disegnato e realizzato come una gigantesca pompa che ti succhia da un lato, ti frulla e ti sputa fuori da qualche uscita. E ne vuoi ancora.

Zaha è un architetto e una donna che nelle sue parole “doesn’t do nice“, non le interessa essere simpatica. Con il MaXXi Zaha ti prende e ti porta da qui a lì e ti molla in strada. Non ti porta da qui a lì prendendoti per mano ma per le palle. O piuttosto come due mollette sui capezzoli non puoi che farti trainare, su su verso l’altro, verso l’ultimo piano e l’emozione del tuffo nel vuoto dall’aggetto vetrato. Il MaXXi ti domina, anzi, è il palazzo di una dominatrice e tu un burattino. Ma un burattino felice, con le gambe stanche e la testa che gira.

Il MaXXi domina te e anche tutto quello che ci sta dentro. Tranne De Dominicis e la sua sfacciataggine marchigiana, tutto il resto in esposizione soccombe. Ma tutto il resto dentro il MaXXi è francamente una schifezza quindi meglio che venga seppellito sotto la magnitudine di bianco e spirali che lo circonda.

Non so quanto abbia giocato nel progetto di Zaha la malsana abitudine italiana di pensare i musei come luoghi in cui entri pagando e guai a te se ti fermi a socializzare (a differenza del Regno Unito ad esempio, dove i musei sono luoghi pubblici e l’ingresso è gratuito se non per le mostre) ma una cosa la so. Essere seppellita sotto la magnitudine di bianco e spirali, essere risucchiata, frullata e poi sputata fuori, essere trascinata per i capezzoli. Essere schiavizzata sensorialmente. E’ la prima volta che ho fatto sesso sadomaso con un pezzo di architettura. E ve lo consiglio.

Molto appropriatamente fuori succedeva questo.

Questo articolo è il mio primo contributo a il Posticcio
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