prima di urlare (si fa per dire) al bavaglio

giugno 12, 2010 § Lascia un commento

Vorrei far notare che lo scandalo sulle spese personali dei parlamentari inglesi, o l’inchiesta sulla “finanza creativa” e l’elusione (illusione) fiscale di Tesco, lo scandalo sul finanziamento ai partiti, tutti lavori di giornalismo investigativo, non mi risulta, vorrei essere smentita, non mi risulta che abbiano avuto bisogno di alcuna intercettazione telefonica.

Lo scandalo sulla Tesco in breve: il Guardian ha scoperto che Tesco aveva per anni spostato i propri guadagni da un pezzo della sua gigantesca corporation ad un altro (cioè dal settore commerciale e distribuzione a quello immobiliare) e da un paese all’altro. Il Guardian ha pubblicato i risultati di questa indagine, mettendosi prima fila e denunciando l’elusione fiscale. In seguito si è trovato anche nella brutta posizione di doversi scusare per avere commesso errori facendo i quali, però, ha scoperto ben altre magagne e tentativi di nascondere al fisco inglese parte dei propri guadagni fino a che sono intervenute le autorità competenti e la Tesco ci ha perso un po’ di immagine.

Sono servite le intercettazioni? No. E’ servito che i giornalisti insieme a fiscalisti e legali si facessero una mazza tanta per leggere i bilanci di Tesco? Sì. E’ servito che i bilanci di Tesco fossero accessibili? Assolutamente sì.

Le interecettazioni audio e video le usano, per la maggior parte, non voglio generalizzare, i tabloid come News of the World e il Sun (giornale a cui la Repubblica spesso si rivolge alla ricerca di notizie-cagata) per dare addosso a personaggi pubblici usando aspetti privati della loro vita. Tipo farsi fotografare vestito da scolaretta mentre ti fai frustare da una stangona in divisa nazista per dire.

Non generalizzo e non sono un’esperta della normativa anglosassone al riguardo, ma sarebbe il caso che la stampa italiana prima di urlare al bavaglio, riflettesse su quali sono ancora e dove sono e quante sono le capacità di fare giornalismo investigando. Questo rivelerebbe due grossi problemi secondo me: che forse queste capacità si sono perse e i giornalisti sono tutti o degli opinionisti o gente che fa le trascrizioni delle intercettazioni (perché per trovare le falle in un bilancio aziendale non basta la laurea breve in comunicazione).  Ma anche, che l’accesso alle informazioni che in teoria dovrebbero essere disponibili almeno a giornalisti e polizia sono forse troppo poche. Spesso non per questioni di secretazione ma solo per mal governo dell’informazione.

L’accesso pubblico ai bilanci aziendali e la competenza dei giornalisti mi sembrano problemi gravi e urgenti. Forse più o almeno quanto la questione intercettazioni.

Questo articolo è il mio secondo contributo a il Posticcio

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