on air: i mondiali come non li avete mai sentiti

giugno 13, 2010 § 20 commenti

Nel caso vi fosse mai venuto voglia di dire che quelli che parlano in radio parlano e basta con il microfono davanti alla bocca e le cuffie nelle orecchie come unica differenza dai comuni mortali, ricredetevi. Parlare in radio è più o meno come fare un film porno. O l’idraulico. Bisogna riempire tutti i buchi. Sempre. Comunque. E vi giuro che è la cosa più difficile che mi è capitato di fare negli ultimi cinque anni. Anche perché non ho studiato da idraulico. O da pornostar maschile.

Ieri sera durante la diretta per USA – Inghilterra per Patapalla di Popolare Network insieme a Cristiano e Alessandro, Garrett e Gayle ho scoperto l’ingombro del coinvolgimento emotivo che mi ha fatto diventare tutta occhi e orecchie e gridolini ma non parole e frasi di senso compiuto. Che però sono le uniche che passano per radio. Del commento mistolingue (italiano, inglese e ammericano) e misto tutto (un po’ tecnico, un po’ cazzone, un po’ muto) gli uh oh ah che si sentivano erano miei. Insieme a qualche aneddoto. Insieme a qualche strafalcions. Insieme a qualche “someone is doing something on the pitch but I’m not sure who he is or what he’s doing”. Insieme a qualche commento copiato dal live blogging del guardian perché noi siamo gente connessa.

La partita quando la vedi col microfono in bocca in pratica non la vedi o la vedi diversa. Ma più che altro non la vedi. Vedi 22 uomini piccolissimi in un campo verde enorme, una palla anch’ella piccinapicciò, e movimenti di omini e scambi di palla che anche i più lenti, le parole non ti seguono se ci pensi troppo. Devi parlare senza pensare e pregare di non dire stupidaggini. In radio secondo me la peggio stupidaggine è stare zitti. In questo si distanzia molto dai film porno.

Le 10 cose che ho imparato sul calcio, la radio, il calcio in radio e un calcio alla radio:

1) Finalmente Gerrard, Lampard e Terry hanno una faccia per ciascuno e non sono più quel misciotto di britishness biondiccia e caruccia che me li ha sempre fatti vedere come uno e trino.

2) Il web non è tutto internet ma, come ho imparato da Alessandro, anche la strategia di gioco britannica che ammaglia la squadra avversaria in una rete di passaggi che in teoria dovrebbero condurre in porta. In teoria, perché in pratica ti serve anche una punta sveglia e non un tozzetto addormentato come è stato Rooney. Ah beh sì, poi ti serve anche un portiere. L’inghilterra ha un pizzaiolo per portiere. Thumbelina.

3) Le vuvuzelas dopo 5 minuti non le senti più. Smettetela di lamentarvi se siete seduti in salotto. Continuate a lamentarvi se siete allo stadio e non avete la vuvuzela.

4) La palla nuova dei mondiali è piena di camere d’aria e rimbalza strana. Secondo Cristiano è più veloce dopo il rimbalzo e questo è male. O almeno disturba chi è abituato alle altre palle. Io candido le camere d’aria delle palle nuove a diventare il tormentone numero uno dei mondiali. Ancora più tormentone delle vuvuzelas.

5) In radio senti in cuffia tutti quelli che hanno un microfono ma non senti te stesso. Questo è un mistero che non mi capacito. Ed è anche un’esperienza sconcertante. Devi fidarti che quando parli emetti suoni udibili. Devi essere in grado di emettere suoni udibili e comprensibili agli umani senza poterne verificare l’effetto su di te. Un atto di fede. Parlare.

6) La radio (che in inglese si dice ancora wireless) è  senza fili sono per te che l’ascolti perché lì dove si fa è una quantità di filame elettrico, audio, video, telefono, ombelicale che voi non ve lo immaginate a meno che non siate già stati dentro uno studio radio.

7) Il calcio in radio è commentato da angeli o geni. Non mi lamenterò più di nessun commento audio di niente, e non tollererò più battute sacrileghe su quello che a tutti gli effetti mi sembra un lavoro che un turno alla catena di montaggio o alla cassa dell’esselunga ti stanca meno. Almeno a vedere le facce di Alessandro e Cristiano a fine trasmissione. Poi se hanno bevuto di nascosto, io non lo so.

8) Il calcio in radio di Patapalla è l’unica cosa che vale la pensa sentire quest’estate di mondiali. Anche in streaming con il ritardo. Anche se dal piemonte sulle frequenze di radio popolare ci sentiva radio maria. Che come stacco ideologico tra le due emittenti non potrebbe essere più grande.

9) Sono di parte e la radio mi piace cento volte più della televisione. Mi pare più meritocratica. Mi pare meno sessista. Mi pare più difficile mentire. Mi pare più libera. Mi pare la sorella grande di internet.

10) Non devo bere la birra a digiuno prima di una trasmissione radio. Proprio no.

Patapalla di Radio Popolare Network è on air tutti i giorni in cui c’è una partita serale dalle 8 alle 22:15. Io, se riesco a non bere birra, ci sono di nuovo il 18 giugno per Inghilterra Algeria.

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§ 20 risposte a on air: i mondiali come non li avete mai sentiti

  • […] che ieri sera è venuta a fare la radiocronaca, poi ci ha fatto un post.   […]

  • mattia ha detto:

    “5) In radio senti in cuffia tutti quelli che hanno un microfono ma non senti te stesso. ”

    Sei proprio sicura? Per quel poco che mi ricordo ci si sente anche sé stessi.
    Che è il motivo per cui la gente che parla in radio ha la voce bella, perché si ascolta.

    • elena ha detto:

      boh, io in cuffia non mi sentivo. Chiederò delucidazioni… o forse sono auto-sorda, l’unica cosa che non sento sono io

  • Ele ha detto:

    eh si la tua voce in cuffia la senti per forza :)
    saranno le cuffie da studio-non-studio che sono fuffa!

  • vipero ha detto:

    ammannaggia, io non sono riuscito ad ascoltarti perchè:
    a) non conosco la frequenza di radio popolare;
    b) mia moglie ha voluto vedere uno spassosissimo e melassosissimo film (una single in carriera o roba simile, con Renee Zellweger. Appena l’ho vista in tailleur e decolletè non ho più avuto la forza di cambiare canale).

    per le prossime mi attrezzerò meglio. vuoi mettere poter dire “aoh quella che parla è amica mia”.

    Già, ma a chi lo dico? nessuno sa che siamo amici…

  • Gary Coopo ha detto:

    va beh ma non parlavi mai te.. non ti facevo timida

  • Lucky the troll ha detto:

    Tu che parli di calcio in Radio!?!? …
    ci avete lo streaming? ;)

    (stavo scrivendo “screaming” chissa’ perche’;))

  • Ele ha detto:

    per ascoltare in diretta,dalle 20 ogni sera con una partita
    sui 107.6 fm!!
    e questo è lo streaming!
    http://www.radiopopolare.it/liveU.asx

    be popolar!!

  • ms.spoah ha detto:

    Giovedì mattina ero qui che mi accingevo a commentare, quando è sparito il collegamento alla rete. Quello che può un uomo, un elettricista: era lì che sistemava i condizionatori e ha boicottato i cavi internet. I telefoni già non funzionavano, ovvio… Quando gli ho chiesto come mai avevamo la luce mi ha fatto un sorriso tra il perplesso e l’imbarazzato: magari avrà pensato che sono strana. E che, mi meraviglio? No, mica
    Ad ogni modo, tra le altre cose, quello che stavo per scriverti, giovedì, era che ho messo insieme i punti delle località geografiche da te citate negli ultimi post – partiamo da Londra e poi c’è Roma, Alghero, Milano, Piemonte… – e sembra la traiettoria di una mosca impazzita. Tu mi superi di parecchie spanne!

    • elena ha detto:

      Sabato sono a venezia, domenica a ferrara, il 5 luglio a londra, il 12 a gothenburg (se riesco a scrivere l’articolo per la conferenza) e poi di nuovo venezia e poi asti. Guarda, lo so che sembra, ma in realtà il mio sogno è avere una casa, delle radici profonde, un posto dove comprare libri fino a scoppiare, e dove magari invitarti a cena. Invece niente. Solo viaggi. La donna con la valigia. Per far finta che non sono una nomade infelice.

      • ms.spoah ha detto:

        Asti, Asti… Astiiii!? Quand’è che sei ad Asti?
        Anche se può sembrare una battuta idiota ho un’idea abbastanza chiara delle sfaccettature ruvide del nomadismo, anche per averlo imparato dalle esperienze di interposte persone… tipo una bravissima paleontologa che col cavolo che riusciva a sfondare qui con la ricerca; ed altre ed eventuali.

        • elena ha detto:

          ma tipo…. adesso? Sì ecco, adesso in questo istante sono ad Asti. (lo so che sei a Turin!) Anzi, diciamo che più o meno Asti è il centro del cerchio. Poi sono sempre sulla circonferenza io, ma il cerchio in questo momento ha un centro.

          Un collega a Londra racconta sempre come la sua mobilità accademica si sia svolta tutta lungo lo stesso parallelo: da UK a USA a altrove.

  • ms.spoah ha detto:

    No, che non sono a Turin! Vivo a Bari, io. Io e miciagatta. Sono nei pressi di Torino nel primo e terzo fine settimana di luglio: faccio la saltimbanco del calendario.
    La mia amica paleontologa, idem. Transitando per Australia ed Europa dell’est.

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