farsi crescere un braccio

giugno 17, 2010 § 6 commenti

Con lo straniero di Alghero discutevamo di quali aggiustamenti e aggiunte è opportuno, giusto, lecito chiedere o aspettarsi dalle persone con cui abbiamo una relazione abbastanza stretta da poterne vedere i buchi e le mancanze molto da vicino, talmente da vicino che da lì tali buchi non fanno male ma esistono e basta.

Io sarei per mai, nel senso che prendere o lasciare, se non ti piace, ciao, se qualcosa di me ti offende, ciao. Lui pure ma all’opposto, molto olistico, le persone sono una collezione di cose fatte, pensieri avuti, sentieri che si biforcano. Vanno prese come un pacchetto unico. Conversando è venuto fuori che secondo me ci sono delle mancanze (di stile, di coraggio, di sensibilità) che mi sembrano l’equivalente fisico dell’essere nati senza un braccio: non si possono cambiare. Non siamo lucertole, non ci ricresce la coda. Figuriamoci un braccio.

E però io ho deciso lo stesso di fare un esperimento. Di provare a farmi crescere un braccio che non ho. Per un mese, fino al 17 luglio, fioretto del redentor, non scriverò più nulla di lamentoso, bilioso, livoroso, acido, diserbante. Parlerò solo bene, a vuoto, o non palerò.

Intendiamoci, dubitò che riuscirò a parlare di fiori e notti d’estate affacciata alla finestra a respirare il mare ascoltando una canzone che mi ricorda l’amore tuo perduto e i nostri passionali baci adolescenziali e la gioventù in motorino con i capelli al vento e la sabbia tra le dita che allegre e leggere oggi calpestano margherite ignare nel parco sotto casa mentre sguardi furbi e al contempo innocenti di bambini ….

Qualcosa scriverò, o forse no. Forse torno qui il 18 luglio ancora senza braccio. Forse con una nuova coda.

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§ 6 risposte a farsi crescere un braccio

  • vipero ha detto:

    noto un’incongruenza: alle lucertole salamandre etc… non è che cresca qualcosa in più. Ricresce qualcosa che eventualmente si stacca.

    Quindi in ogni caso è una fregatura, perchè se manca quello che serve non cresce, se togli quello che non piace ricresce.

    ‘gna potemo fà…

  • vipero ha detto:

    Io mi leggo il libro di Quèlo. Tu?

  • Niki ha detto:

    Perdonami, ma non capisco il senso dell’esperimento.
    Forse tra un mese avrai questo braccio nuovo o forse no ma che differenza farebbe? Anzi, magari proprio in questo blog ti puoi permettere di farti vedere senza un braccio, senza una gamba o quello che è perchè è il TUO spazio. Una grande libertà, secondo me.

    • elena ha detto:

      Hai ragione Niki. Provo a spiegare l’esperimento. Due spiegazioni.
      Io sono una persona tendenzialmente spiacevole e presuntuosa e acida. Chi mi conosce da anni sa che non sono cattiva ma certe cose mi mandano in bestia, scatenano la bestia. Non mi giustifico. Le motivazioni di questo atteggiamento le so io e non le metto in campo. Qui, nella scrittura, le note acide e spiacevoli e presuntuose a volte emergono “distillate”. Cosa succede a me, se invece provo a incanalare il mio disappunto con un linguaggio più misurato?
      La seconda spiegazione dell’esperimento è una questione energetica: adesso che sto vagamente imparando a scrivere cose di senso compiuto, mi sembra di non volermi fermare mai. E tutta questa energia, se non la incanalo qui, riesco a darle sfogo lì dove dovrebbe andare (ricordo ai naviganti che sono ancora una dottoranda attempata e senza guadagno utile e sostenere la vita umana)? Oppure va altrove, in punto croce o alcol o mi iscrivo alla lega (che sarebbe una bella pubblicità pro-blog)?
      Non voglio negarmi libertà, ma faccio una cosa più tipo girare una pianta in vaso in modo che non cresca tutta storta.
      Grazie, grazie Niki. Quello che dici lascia sempre un segno qui.

  • Niki ha detto:

    Ecco, ora è più chiaro. In effetti è un po’ la stessa cosa che faccio io con il mio blog. Per me non si tratta di girare la pianta per non farla crescere storta, ma di darmi una certa disciplina, un po’ come se fosse un esercizio zen.
    Il blog mi aiuta a stare in certi ranghi.
    Grazie a te, ti leggo sempre con grande piacere.

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