i costi della meritocrazia

giugno 21, 2010 § 6 commenti

In Italia ci si riempie tanto la bocca di meritocrazia blah blah e di riviste peer review che garantirebbero una “anonima” valutazione delle proposte di articoli e la pubblicazione di quelli ritenuti significativo contributo alla disciplina. Il peer review è o viene visto come uno tra i bollini di garanzia della produzione scientifica, metodo molto consolidato ma tuttavia non acriticamente accettato nel mondo accademico angloablante.

Tra i motivi di critica del peer review emerge spesso la questione economica che si spiega così. Il peer review è una procedura di revisione lunga e complessa che necessita, per definizione, di peer reviewer. Questi sono accademici che fanno il lavoro di peer review per puro spirito di servizio, per mantenere il polso di ciò che succede nella loro disciplina o specializzazione e anche perché è un buon modo per aprire e mantenere contatti.

Il lavoro viene svolto gratuitamente ma è possibile quantificare il contributo del personale accademico in termini monetari. Cifre sottostimate dicono 200 milioni di sterline l’anno. Quelle sovrastimate dicono 1.9 miliardi.

Perché quantificare? Perché le riviste che traggono vantaggio dal lavoro gratuito dei peer reviewer non sono a loro volta gratuite! Tutt’altro (un articolo di una rivista scientifica internazionale non costa meno di 15£ e parlo di un singolo articolo non di un intero numero). Anche quando la lettura di suddetto articolo è gratis per me, in quanto accademico affiliato ad un’istituzione universitaria, è la biblioteca della mia università che paga la sottoscrizione. E, non desta stupore, sono proprio le case editrici che hanno in mano le riviste scientifiche che continuano a battersi strenuamente contro l’open access, l’accesso gratuito, di tutto a anche solo parte del contenuto scientifico.

Ma se una parte così importante e consistente del lavoro che compone la catena di produzione di valore della rivista scientifica non è pagato (non lo è l’autore, non lo è il peer reviewer), non sarebbe giusto aspettarsi che anche il lavoro finale abbia una certa gratuità?

E in Italia? Che succederebbe?

The Ed Techie: The return on peer review.

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§ 6 risposte a i costi della meritocrazia

  • […] Visit link: i costi della meritocrazia « Elena (quella di Londra) […]

  • arcureo ha detto:

    …in italia temo non si capirebbe nemmeno di cosa si sta parlando (a livello legislativo, dico. A livello accademico lo si sa, ma prova a far discutere quei quattro avulsi dei parlamentari e avresti una serie di blank stares e frasi fatte)

  • ms.spoah ha detto:

    Ma io ho sentito cominciare a parlare di peer review qui – Italia, Bologna, Università – un paio d’anni fa… Però – peccato – non so bene in che termini e se e con quali risvolti concreti.

    • elena ha detto:

      Ecco, mi ripeto come per Arcureo. Il tema è un po’ come con quasi tutto: la questione non è farla (la valutazione pre-pubblicazione con il peer review) ma come e in che contesto va a cadere.

      Mi tocca scrivere un pippone sulla mia visione della meritocrazia.

  • ms.spoah ha detto:

    Io ti scrivo il riassunto-secondo-me: la meritocrazia per lo più non esiste.
    La sai la storiella dell’esperimento sulla pubblicazione di una tal ricerca scientifica?Stessa rivista, stessissima ricerca. Presentata da ungruppo di personaggi noti, viene pubblicata. Presentata da perfetti sconosciuti no.

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