fuori non è mai così nero come dentro

giugno 25, 2010 § 16 commenti

Due fiumi di pensieri confluiscono. Nel primo affluente ci sono le ore passate con Philippa e la sua voce che mi chiede: raccontami ancora questo sogno, ma questa volta raccontalo dall’altra parte. Guardare ai sogni come a un teatro in cui tutti i protagonisti sono parti di noi che abbiamo dimenticato, allontanato o semplicemente mai conosciuto è una curiosa e potente guida per imparare a riconoscere e poi integrare e ricomporre, anche solo per un momento, la persona spezzata, storpia e di conseguenza spaventata, rabbiosa e frustrata che alle volte siamo (sono). Qualcuno ti insegue? Se ribalti il sogno diventa: e tu perché insegui? E quella perché scappa? Tu volevi solo fare due chiacchere e quella scappa. Oppure: hai la casa invasa da zombie o formiche? Ribalta. E tu cosa ci trovi di interessante a stare con i tuoi amici a casa di un’estranea? Forse cerchi compagnia.

L’aereo precipita? Sono un aereo: wooooooooooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhh!

Nel secondo affluente c’è il famoso marciapiede troppo piccolo per due solo che adesso c’è un piccione rognoso, su una soglia polverosa di foglie secche e piume, un piccione unto e malato che domani verrà spazzato via insieme alle foglie secche. Passo, lo vedo. Che schifo. E lo schifo rognoso solleva la testa e dice: scusa se faccio schifo, domani crepo e smetto di sporcare. Solo che non lo dice lui visto che i piccioni non pensano né parlano. Quindi lo dico io. Io dico che schifo e dico scusa. Io. Schifo. Scusa. Ma soprattutto scusa.

A vedere te stessa solo per un pezzo di quello che sei diventa facile tirarti addosso palate di merda. Non sembra nemmeno di farlo a te stessa, ma a qualcun’altra che se lo merita e non soffre se la prendi a calci. Nel momento esatto un cui ti ritrovi a stare dall’altra parte dell’insulto, a sentire l’insulto e il danno che fa, non è più divertente. Viene davvero voglia di smettere.

Sono una delle più violente oppositrici della psicologia da parrucchiera secondo la quale “bisogna (dovere!) volersi più (non basta mai) bene”. Tra le tante, questa frase, questo mantra occidental-moderno, ha fatto più danni della diossina. Non è questo che invoco.

Invoco la sospensione del giudizio. Invoco la tregua e il silenzio. Per voi che vi svegliate la mattina ed è tutto nero. Fuori non è mai così nero come dentro. E dentro c’è sempre qualcun altro disposto a sedersi con voi, respirare e ascoltare il traffico.

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§ 16 risposte a fuori non è mai così nero come dentro

  • Gary Coopo ha detto:

    eppure giurerei che tu in qualche mio post mi abbia detto di volermi più bene, se ti sgamo ti sputtano: Io sono un po’ stufo dei miei alter ego che nel mio arredo d’interni nero più che respirare rantolano e più che ascoltare il traffico intasano.
    Questo post è bellissimo anche se ne esco che mi fa male dappertutto, ti chiederò i danni in buoni omaggio da spendere con Philippa

    • elena ha detto:

      ma alter ego e altro ego sono la stessa cosa? Forse no. E comunque poverini, se rantolano avranno la bronchite. Dagli l’antibiotico e poi mandali fuori casa. Bamboccioni!

  • vipero ha detto:

    un bel blues, un bel pianto e si ricomincia.
    E come Montalbano/Camilleri, ad ogni risveglio: “Accominzamo, con nova promissa, sta gran sulenni pigliata pi fissa!”.

  • elena ha detto:

    non sono triste. non è tristezza. non è serenità ma non è certo tristezza. sembro triste? allora ho sbagliato registro. sono tutto tranne triste. magari fossi triste!

  • vipero ha detto:

    magari sono io che capisco una sega.

  • federica ha detto:

    … una notte ho sognato che un piccione rognoso planava con i suoi malati artigli sul mio viso. nerissimo …

  • ms.spoah ha detto:

    Hai scritto:fuori none mai così.Al di là di Freud et simila, capito perché non mi sembra il caso di aspettare millemilaanni? E la tua giugulare (l’ho vista nella foto fatta al parco di Londra… è la tua quella vena sul collo, vero?) a me sembra che dica che non è tristezza, è altro.

    • elena ha detto:

      che umiliazione cazzo! io che vado predicando l’accento perfetto. non ho nemmeno la scusa che ero ubriaca. forse solo emozionata

  • ms.spoah ha detto:

    (Occhei, non mi ha preso il “vai a capo”… stiamo calmi… Doveva essere:
    fuori non
    e mai così.)
    (Vediam?)

  • ms.spoah ha detto:

    (Va già meglio. Ecco.)

  • elyza1977 ha detto:

    Il diversivo della non-tristezza, per evitare di unirli, i puntini, è una buona scusa. Seguire l’impresa, direi, più che altro, impossibile.

    • elena ha detto:

      chi urla non vede. funziona un buco solo per volta. io urlo. ininterrottamente.
      manina, se passi di qui, sappi che ti ho parafrasato.

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