forse è venuto il momento (l'amore vince sull'odio)

giugno 28, 2010 § 2 commenti

“Forse è venuto il momento di piantarla con l’indignazione e con la denuncia frustrante delle mille porcherie di tutti i Berlusconi del mondo. Forse è il momento di concentrare tutta l’attenzione su un argomento diverso: come può il lavoro precario e cognitivo trasformare l’esplosione imminente del lavoro operaio in un processo di redistribuzione della ricchezza, di esproprio generalizzato, di sabotaggio contro la macchina mediatica dello schiavismo, di autonomia della società dal dominio criminale della finanza?” Bifo su MilanoX

Me lo chiedo anche io. E mi chiedo come possono migliaia di accademici precari ancora dire sì e chinare la testa e vendere tutto per niente. Mi chiedo perché non si ribellano, perché non si rivoltano. Mi chiedo perché accettano di promuovere e riprodurre questo sistema accademico senza fiatare, anzi con un solo fiato: un sospiro di sollievo quando riescono a farsi rinnovare le docenze a contratto a 200 euro l’anno o quando entrano di ruolo e sotto sotto pensano di avere conquistato chissacosa e invece si sono accaparrati solo la possibilità di essere un po’ meno bravi e un po’ più banali e un po’ più serpi di chi li ha messi lì. Mi chiedo se hanno sentore che il loro precariato è in gran parte colpa loro.

Mi chiedo se non capiscono che l’uscita da questa situazione si può trovare solo insieme agli operai di Pomigliano e agli scontenti delle partite IVA, ai rancorosi delle troppe tasse e pochi sevizi perché stessa è la causa del malessere e del malvivere e stessa dovrà essere la soluzione.

Mi chiedo se l’ho capito io che me ne sono andata.

Postilla (l’amore vince sull’odio): ieri si discuteva a più riprese e in più modi su cosa e come scardinare, far saltare i meccanismi, regole, abitudini (istituzioni, nel suo significato originale) che inquinano e lottizzano il mondo e il mercato del lavoro in Italia. Una delle soluzioni proposte consisterebbe nel trasformare tutte le università in fondazioni e renderle completamente responsabili di se stesse. Come per la completa autonomia fiscale questo però le renderebbe anche deboli e dipendenti. Una illusione se non di libertà, sicuramente di forza.

Io credo invece che sarebbe giusto fare l’opposto. La roccia su cui sono ancorati gli aspetti più beceri dell’università in Italia si chiama selezione. Se vogliamo sbriciolarla dobbiamo riversare su di essa vagonate di soldi pubblici. Almeno il doppio o il triplo di quello che l’università riceve oggi. Là dove oggi chi seleziona può nascondersi dietro la maschera del “c’è un posto solo per tanti che lo vogliono” questo non reggerebbe più. Là dove la selezione deve essere tra uno bravo e uno così così, si dovrebbero assumere entrambi e lasciare al talento, alla dedizione e alla sicurezza economica senza la quale non c’è tempo né spazio per pensare, la decisione di portare uno dei due alle vette della carriera. Questo in fondo è il modello anglosassone, dove la carriera universitaria non gode dello status symbols deficiente di cui gode in Italia, paese in cui professore è titolo ambito anche da chi ha una miserrima docenza a contratto. Perché meritocrazia non significa che ai migliori vanno i pochi posti disponibili. Questa è la scemenza in cui cade pure il PD. Meritocrazia significa che i mediocri stanno in mezzo, che il lavoro è un diritto, non un lusso. Che il lavoro accademico non è una questione di eccellenza ma un servizio pubblico (sia l’insegnamento che la ricerca). Che l’eccellenza emerge dalla ridondanza e non dalla selezione anoressica.

Se non lo puoi ferire amalo, lo distruggerai (op. cit.).

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§ 2 risposte a forse è venuto il momento (l'amore vince sull'odio)

  • ms.spoah ha detto:

    Sicuro che non sia bulimica la selezione? Appropriazioni indebite per soddisfare una fame da buoi? Solo che qui si parla di carnivori… onnivori, va. Credo che le crepe del sistema vadano ricercate sotto le voci: consuetudine, convenienza, indolenza. Ci picconano dall’interno e se continua così delle Università – ma anche di tutto il resto – rischia di rimanere solo lo scafandro.

  • federica ha detto:

    le fondazioni universitarie son un buon modo per rafforzare i potentati e far perire dawinianamente le facoltà più deboli, concordo. condivido anche con te che la selezione meritocratica debba privilegiare la passione e la dedizione e non necessariamente il genio (dove saranno mai…) per un mestiere (l’insegnamento e la ricerca) che vedo molto simile a quello del medico: lui cura cervelli e noi – cerchiamo – di avanzare la conoscenza. tuttavia le remunerazioni degli insegnanti – non solo i non strutturati universitari – non riflette affatto l’apprezzamento per questa missione. Credo invece che l’interesse dell’Università italiana non sia far avanzare la conoscenza della futura classe dirigente e non, ovvero dotare gli studenti di strumenti intellettuali e tecnici, ma di avverare la visione di Orwell nella fattoria degli animali.

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