rebibbia ma niente libia (e molta noia a leggere la nuova bibbia)

luglio 7, 2010 § 4 commenti

Riassunto degli ultimi avvenimenti degni di nota dal pianeta Prurito di Noia:

– Nel 2000 ci sono state elezioni fortemente contestate, in cui la presidenza è stata poi assegnata al candidato che ha ottenuto meno voti rispetto al suo rivale.

– L’anno dopo, una delle maggiori città del pianeta Prurito è stata scossa da un attacco terroristico che ha ucciso migliaia di pruriti noiosi, i cittadini del pianeta Prurito.

– Nel 2005 un’altra delle principali città del pianeta è stata sommersa da un’alluvione senza precedenti che ha distrutto case e ucciso migliaia di pruriti, dopo che la tribù dominante ha abbandonato la tribù minoritaria al proprio destino.

Fine. Un pianeta sfigato, incivile e destinato a costanti sofferenze.

Bene. Anzi male. Perché se i media (inglesi o italiani) coprissero le notizie sugli Stati Uniti come coprono quelle sul continente Africano, questo è tutto quello che sapremmo. Due notizie senza nessuno strumento per capire la storia, le dinamiche sociali ed economiche. Degli Stati Uniti invece sappiamo tutto. Nasce un nuovo aggregatore di blog e news e ancora sappiamo tutto solo del Los Angeles Lakers, dell’Huffington Post, di Lost. Cerchi Eritrea o Libia (la crisi dei profughi mi pare degna di nota) e non trovi niente. Niente.

Prendiamo la crisi dei profughi eritrei come cartina tornasole.

Non trovi molto sui giornali “nuovi” di cui ogni giorno si parla manco fossero la bibbia (magari parlano di rebibbia ma non di libia). Il Riformista? Ha una sezione mondo il cui 90% è dedicato a “questione palestinese” e Stati Uniti. Cerchi la questione dei profughi eritrei e trovi notizie di agenzia, a riprova sia della natura di aggregatore della testata che di carenza di giornalisti che sappiano fare inchieste sull’estero. Il Fatto? Anche quello sezione mondo e ai profughi ci è arrivato ieri dopo una settimana dall’insorgere della crisi e solo perché il Consiglio italiano rifugiati ha fatto un’interpellanza a Maroni – Berlusconi e ovviamente ilFatto non poteva perdere l’occasione di dare addosso al governo. Andare addosso, sì. Andare verso qualcosa, no. Boh. Troppa fatica forse.

LaRepubblica.it? Meglio. Hanno coperto sia la chiusura dell’UNCHR a inizio giugno che, seppure solo da ieri, la crisi dei profughi. Il Corriere.it? Idem, le notizie partono da ieri, quando hanno scosso la politica interna.

l’Unità.it: 8 +, perché ha seguito la questione dall’inizio e ha pubblicato la lettera appello a Napolitano. Anche se la sensazione che ci fosse strumentalizzazione politica da parte del PD, di cui l’Unità è il violino di accompagnamento, è forte. Il Manifesto: è dall’inizio della tragedia che ne parla, ma, qualunque sia la vostra opinione ideologica sul quotidiano comunista, non si può negare che la sezione esteri sia sempre aggiornata, e argomentata e ben scritta. Forse selettiva, ma una selezione che mi piace. Parla del dramma degli eritrei dal 1 luglio. L’Unità.it dal 3. I “grandi” dal 6. I “nuovi” da mai.

Tutti i blog che leggo e che ritengono di avere il polso di quello che succede, tutti arrotolati su se stessi a parlare di Brancher, di Fini, uno dell’altro, di chi ce l’ha più lungo (il codazzo di commenti, che pensavate?), tutti a parlare del kindle grigio e delle batterie dell’iPad. Ho fatto la ricerca per “Libia” su blogbabel (sezione news e discussioni). Al quinto posto dei risultati mi dà  la voce Wikipedia per Brancher. Passiamo oltre. Indegni. Blognation? non pervenuto. Giornalettismo? Al secondo posto della ricerca per “Libia” mi dà «Berlusconi difende la legge bavaglio: “Tutti spiati, 150mila intercettati”».

Oltre non sono andata nella mia ricerca. Se voi avete tempo e voglia, fatelo. Gradirei essere smentita.

Questo è solo un esempio. Piccolo. Ma l’autoreferenzialità italica è veramente pesante. Anche quella inglese, da cui è partito lo spunto per fare questa breve ricerca. Insomma, grande noia, grandi ombelichi bui e vuoti. I giornalisti si preoccupano, giustamente, del bavaglio. Ma pochi decidono di seguire decentemente quello che succede oltre confine. Dove forse si potrebbero anche trovare spiegazioni, ragionamenti, processi e dinamiche utili a scardinare certi incancreniti meccanismi politici nazionali.

Va be’. Dicevamo? Ah sì, Brancher.

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