leccantropia (strane e chiare cose)

luglio 27, 2010 § 15 commenti

Ho seguito con la lingua la pista che porta alla spiaggia dove non esistono più domande né bisogni. Ho leccato cicatrici per aprire ferite e trovare aderenze. Ho scavato con la lingua tra pieghe salate e segnato i contorni  di un tutto e di un tutto il resto, separato il niente dal nient’altro.

Momenti di vanità: un vestito rosa macchiato di bianco, una maglia lilla macchiata di verde, occhi macchiati di pelle, pelle macchiata di dita, le dita aghi. Aghi che ricamano orli di buchi di calze: dove non c’è riparo, non c’è riparazione né danno né dannazione.

Il senso di vuoto non si compensa con il senso di pieno ma con il vuoto di senso, e in questo vuoto, cinismo e meraviglia, padre e madre di tutte le cose buone, trovano posto e puntano saldi i piedi, ondeggiano lenti al vento come le canne in riva al fiume, foglie sfiorano la sabbia, rami fioriscono conchiglie.

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