nuotare

agosto 17, 2010 § 1 Commento

Ho imparato a nuotare a quattro anni. Ricordo un’estate al mare, un maestro che mi teneva il mento sollevato sul pelo dell’acqua mentre il resto del corpo, sfruttando la confidenza prenatale mai persa, galleggiava dietro di me, le gambe che sbattevano forte, le braccia a mulinello, poi meglio, con più ritmo. Un giorno quella mano si è allontanata dal mio mento ed io non ho avuto dubbi né timore. La testa si è immersa, e io ho nuotato.

Nuotare per me è ritmo. Non importa lo stile, io cerco soprattutto il ritmo. Il ritmo regolare delle bracciate non richiede alcuna attenzione, il mio corpo sa cosa fare da quando avevo quattro anni e il pensiero può vagare senza spiacere, può espandersi, fare domande, dare risposte sbagliate. Le risposte sono sempre sbagliate ma alcune sono più confortanti. Sono quelle che scarto per prime. Nel ritmo delle bracciate perdo le parole, le trovo, sono sola ma non sono sola. Quando il braccio si tuffa in acqua lascia un’impronta di schiuma circolare che affonda, la vedo passare sotto di me mentre scivolo avanti trascinata dalla prossima bracciata. Uno due tre inspirare. Numero dispari di bracciate per correggere la direzione, distribuire la tensione sul collo.

Nuotare inverte il senso del respiro. Fuori dall’acqua inspirare ed espirare sono gesti inconsci. In acqua la pressione sul torace, minima ma sensibile, rende l’inspirazione un gesto cosciente. Per inspirare devi volerlo, devi volontariamente abbassare il diaframma, dilatare i polmoni, mettere la bocca fuori dall’acqua e catturare l’aria. La stessa pressione dell’acqua schiaccia l’aria fuori dai polmoni durante l’espirazione. Anche questo deve essere un movimento controllato per non restare senz’aria troppo presto, essere costretta a una nuova inspirazione prima del tempo, interrompere il ritmo. Ogni volta che entro in acqua e comincio a nuotare c’è un lasso di tempo in cui le boccate non mi sembrano sufficienti, troppo piccola la dilatazione, troppo poca l’aria. Affanno. All’improvviso respiro meglio, più calmo e profondo. Si chiama “rompere il fiato” e io lo immagino come rompere un imene, una membrana che impedisce ai polmoni di aprirsi. Succede ogni volta.

Oggi issano la bandiera rossa, indica che entro a mio rischio, non vengono a recuperarmi se sono in pericolo. La superficie del mare è increspata dal vento forte. Le onde mi vengono addosso e si infilano tra il ritmo delle mie bracciate cercando di piegarlo. Il ritmo delle onde contro il ritmo delle mie bracciate. La corrente la vedo prima di entrare in acqua ma dopo quando nuoto non la sento più. La corrente non è niente ma quando mi fermo dopo cinquanta, cento bracciate non sono dove pensavo di andare. Lontana dalla boa e vicina agli scogli. Mi giro e punto la riva nuotando in diagonale, mirando ad un punto lontanissimo da quello che voglio raggiungere.

Nuotare contro la corrente è questo: calcolo, esperienza, fiducia. Fidarsi dell’esperienza, sapere per certo che andando nella direzione che mi sembra sbagliata arrivo a destinazione. Questo mi piace. Mi piace sapere questo del mare e della corrente e di me. Andare contro corrente significa fare fatica per restare fermi e fare ancora più fatica per guadagnare qualche metro.

“Nonostante la conclamata adorazione del mercato i produttori di automobili chiedono allo stato di aiutarli a produrre una cosa che il mercato non compra più. […] Il capitalismo contemporaneo è sistema di produzione dell’inutile a spese della società. […] La crisi europea è l’occasione per iniziare […] il processo di fuoriuscita dal capitalismo. Ma esistono le condizioni psichiche, culturali perché la soggettività possa esprimersi in forma indipendente? Ogni energia soggettiva autonoma sembra sopita nella società europea.”
“La sola possibilità di sfuggire a questo destino sta nella capacità di abbandonare l’intero quadro della superstizione economica, con i suoi dogmi di crescita competitiva, affidando il futuro della produzione ai saperi liberi finalmente dal dominio epistemologico del sapere economico, trasformato in un dogma indiscutibile”

Franco Berardi “Bifo”, Il Manifesto, 15 Agosto 2010.

Riassunto per i pigri: mi piace nuotare e lo so fare bene. Nuotare contro la corrente richiede decisioni basate su esperienza ma soprattutto fiducia che ciò che sembra assurdo è, in effetti, possibile. La crisi economica ci offre la possibilità di prendere questo tipo di decisioni.

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§ Una risposta a nuotare

  • vipero ha detto:

    il guaio è quello: saperlo fare.
    è come in barca a vela, o in aereo. il vento ti muove in diagonale, tu punti il muso dove vorresti andare e non ci arrivi. e ti perdi, o affoghi.

    il guaio è che senza nessuno che ti spieghi tenendoti il mento fuori, all’inizio si rischia una strage… e chi dovrebbe tenerti il mento fuori lo fa, ma per indicare ben altra via.

    Tocca a noi, temo. Ok, mia moglie ha lessato la Ka. Non compro un’altra macchina.

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