L’unità degli italiani non è un culo in televisione

marzo 14, 2011 § 4 commenti

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Alla manifestazione ci sono andata, non so cosa mi aspettavo. Del popolo viola non so niente, non mi sembra un movimento, non ne capisco le posizioni politiche ma è colpa mia che sono schematica, un po’ ideologica, mi mancano i partiti. O forse l’antiberlusconismo dei viola è apolitico e allora non so capirlo.

A Londra eravamo un centinaio rispetto ai seicento che sapevo del “se non ora quando”. Del PD non ho visto nessuno che conoscevo. L’ANPI era impegnato altrove, in una conferenza sui diritti dei lavoratori dopo Pomigliano.

Ho sentito tre interventi, molto brutti.

Un giovane napoletano, con lo sguardo di chi ha rubato, diceva che sui barconi di immigrati ci sono i criminali ma ogni tanto qualcuno è un vero rifugiato e la nostra costituzione esiste per proteggere il rifugiato che arriva in Italia sul barcone carico di criminali libici ed egiziani pronti a diventare spacciatori.

Un giovane organizzatore viola tendeva filo spinato elettrificato tra un di qua di lettori e autori di informazione in rete, che con la rete adesso non si può più fare finta di non sapere cosa succede e un di là di videoti, incapaci di distinguere tra un fatto e un carciofo, rintronati da culi e quiz e pensavo, è vero, sì, ci sono i cretini e i meno cretini ma perché non stringere alleanze invece che sputarsi negli occhi?

Una giovane tutta sulla riforma del sistema giudiziario si impegnava con coraggio e umore a spiegarci con dettagli legulei e incomprensibili e pallosissimi l’ironia di un Berlusconi pluri-indagato che piega la giustizia a suo vantaggio.

Ho resistito venti minuti, poi me ne sono andata con Manuel, a bere tè e passeggiare, parlare di politica, maschi, cazzi, a sentirmi scema perché avrei dovuto intervenire invece di andare via, ma mi è mancato il coraggio, forse anche io ho il cachemire, ero comunque troppo arrabbiata, avrei detto cattiverie e non ho voglia di cementare muri ma di costruire ponti.

Penso ai crinali che dividono l’Italia, quelli geografici e quelli tra persone, tra redditi da lavoro e redditi da rendita, tra proprietari e affittuari, tra nati bene e nati e basta, tra occupati e disoccupati e tra occupati a seconda del cazzo come gira.
Penso all’unità che voglio, rete di solidarietà e di rispetto tesa tra le persone e le differenze, spessore d’aria e denso tra corpi politici, giuridici e biologici. Solidarietà non facile da immaginare e da costruire, ma perché dovrebbe esserlo?

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