what? the “crazy party girl” thing? that’s crap. every girl who climbs up on a table thinks she’s the hottest girl in the room but really she’s just dancing alone

aprile 11, 2011 § 1 Commento

 
La lista di momenti che chiamo tempo, la costruzione meticolosa di giornate come placebo da ingoiare, giornate come scrivanie da riordinare la sera per ricominciare da zero la mattina, a conferma e rassicurazione che nel non fare niente non si fa niente, la vita come una traccia da cancellare. Quanto tempo perso a smontare il tempo? Quanto tempo passato a scrivere la sceneggiatura di un film per soli spettatori?

La sinossi sulla busta di plastica del nuovo noleggio dice che questo è il diciottesimo film di Leconte. ll film è del 1999 e la sinossi, scritta in quel presente, è una voce dal passato. E sarà per la fluidità e la permeabilità in cui ultimamente sguazzo, proprio là dove prima erano compartimenti stagni e stagnanti (sono forse un esemplare di homo sentiens capace di unire mondi di qua e di là della barriera del magico?) o sarà perché qualcosa o qualcuno mi attira verso quell’anno, mi ritrovo a pensare al 1989 (non è un errore, sono davvero fluida), a pensare a Leconte che vent’anni fa viveva un suo presente arricchito da un passato, un presente esteso, allungato. Penso al mio presente di allora, con la coda corta e a quello di oggi che contiene un passato dentro cui c’è un momento che per Leconte è stato un presente contenitore di un passato.
Passati annidati dentro presenti che compongono passati incistati in altri presenti e così via fino ad arrivare a me, seduta sull’autobus con il fiato sospeso e da me ripartire, appena ricomincio a respirare. Presente che costruisce passato.

Domino, matrioska relativistica da far divertire Einstein, per me odissea nel tempo, faccio salti all’indietro a cadenza di 10 anni, non per incontrarmi in altri formati, ma per incontrare i bordi aperti di una coperta calda che chiamo “storia”. E lo sgomento da caduta libera, stomaco in gola, che prende mentre guardo indietro e avanti senza vedere i confini di passato e futuro, si perde, mentre ciondolo ebete con la penna in mano, in una calda energia liquida, fiotto di sperma che mi insemina di umile e autoriale e materna responsabilità sulle cose poche e minute che mi circondano, sulle persone che posso toccare con mano e con voce, mi mette al centro ma non proprio, parte ma non persa in questo pezzo di storia. Non lista di momenti di psichedelico spettacolo ma storia come carne da far vivere, presenti da partorire e passati da allevare.

Penso all’Italia, terre e genti diverse e cangianti, che si sforza di celebrare una storia a bandiere e peppereppè e più la celebra e più si svuota, più la racconta e più si frammenta in un’altra collezione di istanti, prime pagine di quotidiani, barzellette da dimenticare domani, teatro senza registi, spettacolo di vittime senza carnefici né responsabili. Il furto più osceno, quello della storia dalle mani di una terra, di un popolo. Un crimine senza uguali quello di chi ti impedisce di ballare con le tue ombre, per salvarle e poi metterle a dormire.

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§ Una risposta a what? the “crazy party girl” thing? that’s crap. every girl who climbs up on a table thinks she’s the hottest girl in the room but really she’s just dancing alone

  • guss ha detto:

    son qui. bello il pezzo. ma scrivi anche romanzi? mi piace anche fred. Mi sarebbe piaciuto ballare come lui. ho fatto però il batterista. se vuoi continuiamo qui il discorso delle voci senza corpo.

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