finora sei stata brava a scavare ma adesso è tempo di guardare in alto*

aprile 26, 2011 § 2 commenti

 
eppure a guardare sempre in basso ho scoperto forchette, ciondoli di vetro azzurro a forma di cuore, fototessera di innamorati, monete da un penny e ho imparato il nome dell’azienda dell’acqua in 4 o 5 paesi europei. L’elenco però si chiude qui.
Giorni di silenzio e scoprire per tentativi quale idioletto mi si addice, ora che quello vecchio non mi parla più. Metto via in un posto sicuro lo scalpellino da archeologo del presente e vado in cerca di uno strumento nuovo di cui non so il nome. Chiederò in giro a quelli che sanno guardare in alto. Alla mia vicina che è diventata ballerina a venticinque anni partendo da niente. Forse non esiste, forse ognuno fabbrica il suo, forse sono i sogni, forse sono i libri, forse sono gli occhi degli altri che incontro ogni giorno.

Troppo distratta dalle doglie di un cervello in fibrillazione, non ho avuto il tempo di capire che mi stavo ripartorendo intera e incompleta insieme, senza mancanze se non quelle che mi invento per giustificarmi nella mia paralisi e iperanalisi. Se ci sono, vere o inventate, ne faccio bandiera e gioco, non vergogna o specialità olimpica, gli scogli si aggirano, so nuotare bene. Il mare aperto è un’avventura. Mi prendo il rischio (e il divertimento) di essere quello che capiterà dopo, fallimenti e ripartenze.

Celebro la nascita con gli ultimi petardini inesplosi, poi basta. Basta chiavate nel buco del naso, basta cercare il clitoride sotto le ascelle. Ad un certo punto bisogna saper dire basta, per finta o per davvero, per arte o ignegneria, per come cazzo viene, costruirsi un mezzo di locomozione e andare, vorrei un triciclo biplano o una graziella bianca.
Sciolgo l’abbraccio del vecchio utero, freddo e umido, dal quale sono dipesa in niente, ma non lo sapevo che potevo respirare da sola e per me sola. Mi allungo al sole, dinosauro contemporaneo, curo la coda rattrappita e bisognosa di codeina e di una mano calda. Pomodori da piantare e se seccheranno ne pianteremo altri.
Mi resterà sempre il dubbio se sentirai la mia mancanza quanto io la tua.

*

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