dislocata

maggio 12, 2011 § 7 commenti

 
Sopravvissute le piante, a secco per dieci giorni, comincio a sospettare che l’avocado preferisca il buio secco al sole annaffiato, i semi dell’insalata invece hanno prodotto dei filini lunghi lunghi di disperazione come chi nasce al buio e si allunga verso la luce, si allunga, si allunga e poi esaurisce ogni energia e si lascia andare.
Succede. È successo, succederà.
Mai cercare rassicurazioni quando sei in vena autodistruttiva e mai piantare semi di lattuga in casa prima di partire per dieci giorni. Le cose all’inizio hanno bisogno di cure speciali. Poi bastano le cure normali, che non conosco, che vorrei imparare. Conosco solo l’abitudine del caffè alla mattina. Non sono mai andata molto oltre inizi e morti precoci e tra gli uni e le altre, boh.

Schiena e culo a forma di sedili trenitalia e di diversi letti e divani letto e abitacoli d’auto e di pilotine, lungo le quali mi sono stesa vestita, spogliata, stanca, ubriaca, pancia piena di sguardi e di pizza e di fettine di polipo caldo e di voci. Sono una biglia dentro una palla tirata di calci per gioco.

saluti da voghera.
– sì va beh, fammi soffrire
ti manca? hai un altro periodo di nostalgia?
– vorrei essere in due posti come sempre
io vorrei avere tutte le persone che amo, tutte le case, i cinema, le strade in cui cammino bene, tutte nello stesso posto.
– anche

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