previsioni del tempo: caldo d’estate e freddo d’inverno

maggio 30, 2011 § 6 commenti

 
Sono scossa come un olivo all’ora della raccolta e felice, davvero felice della vittoria di Pisapia a Milano e di tutte le vittorie che erano meno prevedibili appena un mese fa.
Sono felice nella pancia non nella testa.
È un orgasmo nell’ombelico che non mi so spiegare.

Non serve a niente dire cosa vorrei a Milano se non a ribadire chi sono e in cosa credo e forse a dare realtà e parole al lavoro quotidiano iniziato mesi fa per scalpellare la clava di cinismo e diffidenza in uno strumento più maneggevole e duttile e capace. Sono idee, un po’ di semi gettati a spaglio largo.

Ci sono tante manifestazioni di sedimentati modelli e pratiche di civiltà e democrazia che vedo e sperimento qui a Londra e che vorrei vedere a Milano. E ci sono manifestazioni della mostruosità del carro armato del profitto sostenuto dalla traduzione in legge di avidità e ingiustizia che non vorrei vedere a Milano.

Mi auguro che Milano moltiplichi le opportunità e luoghi fisici per produrre e consumare cultura liberamente e gratuitamente.

Spero, ma sarà difficilissimo, che a Milano si possano sperimentare con successo più modelli di abitare la città e di costruire case che non vedano nell’appartamento in proprietà l’unico obiettivo, senza proposte sovietiche di casa popolare tanto presuntuose da non volere davvero nulla. Nelle case, per definizione, ci abita il popolo, non serve altro per definirle, serve farle.

Vorrei vedere quartieri per zingari, per tossici, per puttane, per suore, per estremisti islamici, per ebrei ortodossi, per bambini, per vecchi, per le veline, le fashionista e le sartorialiste, per chi ama i cani e chi ama i gatti e chi ama i pomodori e per chi si masturba nei cessi dei treni. Vorrei che i quartieri non fossero separati da muri ma uniti da strade. Vorrei che non ci fosse un modo giusto di essere ma un modo buono e gentile di essere quello che vuoi e una città che sia infrastruttura e sostegno uterino di questa possibilità.

Vorrei che milano diventasse un esperimento di un modo di essere e di vivere che non preveda un conto in banca.

Spero che, nonostante la tentazione sia forte, i governi di Milano (e Napoli e gli altri) non si prestino alla fascinazione della chimera del post-ideologico e del post-politico che sono i semi del populismo demagogico. Che siano governi politici, che abbiano a cuore la vita di chi fa più fatica in questa economia del profitto e dei consumi.

Poi c’è tutta la solita merda, parassiti, affaristi, arrivisti, figli di e gente incompetente da sistemare, poteri arroccati, roba inutile da finanziare e soldi da buttare e speculazioni immobiliari. Non mi frega che si perda tempo a risanare le mutande morali del paese. Ma vorrei che il governo di Milano facesse spazio e sostegno anche ad altro, senza competizione, una città di convivenze e di opportunità.

Spero che non si faccia il bosco verticale che è una cagata.

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