farsi

giugno 14, 2011 § Lascia un commento

 
Arrivo
Partire nella notte, vedere due albe, vomitata sul cemento, rialzarsi e trascinarsi tronfia e puzzolente e spettinata al seggio e dire eccomi, sventolare la carta d’identità, tu scrutatore dammi i miei diritti rosa, verde, grigio e giallo.
Quanto grandi erano quei sì e quei no?
Trattenere la tentazione, a stento, di firmare con il nome le schede, giusto per dire che ero io, che l’avevo fatto, che ci credevo, che avevo viaggiato a lungo e tanto per esercitare un diritto che non è mai uno scherzo, non è mai inutile, non è mai poco.
Ho recitato la stanchezza di rito. Dentro, gongolavo.

Soggiorno
Qui mi si vuole bene, qui non manca mai uno sguardo, una mano, un sorriso, un incoraggiamento, una curiosità generosa, un abbraccio, un tocco, una voce, una chiave e una porta, un letto, un piatto. Qui ci sono gli entusiasmi che non soffocano, regali e opportunità, domani abbastanza diversi e abbastanza uguali da essere desiderabili e possibili. Qui c’è un uomo che appena arrivo mi spoglia e mi mangia viva, mi cerca e mi trova.
A me non è mai fregato un cazzo.

Ripartenza
La delusione preventiva cos’è? Una droga, una scusa.
Non comincerà adesso a fregarmene dell’uomo che mi cerca e mi mangia, per lui sono l’altra e non voglio altro. Ma di delusioni di nulla e di tutto non voglio più saperne. Qualcosa ha cominciato a importare.

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