manovre snobiche

luglio 13, 2011 § Lascia un commento

 
Forse uno scrittore lo saprebbe spiegare, se è davvero più facile parlare sempre di insoddisfazioni, e mari agitati e di immaginari io che su scogli fantasma si schiantano e tra flutti zombie flottano, di insoddisfazioni e amarezze, di pene d’amor perduti e peni d’amor perduto.

Sarà così? Dopo la banalità del male, la banalità parolaia del malessere?

Che cos’è un fastidio? Da dove nasce l’insofferenza per quello che sta attorno e male si adatta all’illusa immagine di un mondo in cui nulla disaggrada e ferisce le aspettative, le prospettive, non urta, non olezza? Da dove nasce il bisogno di igienizzarsi, di tirarsi fuori, di estirpare quella nota stonata, quel sapore disarmonico, quella opinione scotta?

Ignoranza, malvestizia, egoizia, incompetenza, smollezza, diseducazioni, malalimentazione, malbevimento, autolacrimevolezza, l’autotriturazionegenit(ori)ale, gentaglia plebica che infastidisce il godimento dello spazio tra la vibrazione della pelle e quella del visibile? Ma perché non leggono micromega (o equivalente artistico, politico, letterario, gourmandiero)? Perché non imparano a memoria lo stradario della basilicata e gli orari della littorina del mirese? Perché non imparano a leggere un menù e a servire la minestra da destra e disservirla da sinistra e che non si mette il limone sul pesce? Perché non vanno ad un festival del documentario rurale rumeno, porco dio?

Godere così, incoscienti e con poco, scaricare il mal di piedi sulla ragazzina ignorante in coda per pisciare perché parla male e nulla sa, scaricare la giornata andata a male sull’alito cattivo e troppo vicino sull’autobus pieno e scondizionato, riempire incubi di vuoto con un diploma fatto a mano da maestrina dell’introsospetto.

La domanda che importa non è come nasce, ma perché. Goccini serali di schif-adrenalin forte in numero di venti, a prevenire narcolessia e favorire l’apprezzamento dello smutandamento serale. O forse passarsi ripetutamente le mani addosso per dire “sono questa cosa qui” non basta più e serve differenziarsi per vedersi. Una collezione di no che non farà un sì.

Consolazioni così magre da essere anoressiche, vi lascio e vado in vacanza. Abbraccerò con amore i miei fastidi nelle notti calde, saranno di me Caronte e Virgilio verso i gironi purga-toriali e le malfatture in cui mi abito. Mi arre(n)do.

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