la cena

luglio 28, 2011 § 18 commenti

 
Il tuo amante sta per andare allo stesso banchetto a cui vado io:
faccio voto perché questa sia per lui l’ultima cena!
Dovrò dunque accontentarmi di ammirare la donna che amo solo in qualità di convitato?
Sarà un altro quello che avrà la gioia di essere toccato da te e tu strettamente allacciata riscalderai il petto di un altro?
Egli potrà dunque, quando vorrà, cingere il tuo collo con la sua mano?
Smetti di stupirti che per effetto del vino la bianca fanciulla di Atrace sia divenuta motivo di contesa per gli uomini dalla doppia natura;
io non abito in una selva e le mie membra non sono unite a quelle di un cavallo:
eppure mi sembra di riuscire a stento a tenere le mie mani lontane da te!

Senti bene però quel che devi fare e non lasciare le mie parole in balìa degli Euri o dei tiepidi Noti.

Vieni prima del tuo amante; non che io veda la possibilità di fare qualcosa
se verrai prima, ma comunque vieni prima di lui.
Quando egli prenderà posto sul triclinio e anche tu, con viso pieno di modestia,
andrai a prender posto al suo fianco, premi di nascosto il mio piede!
Guardami, fa’ attenzione ai cenni del mio capo e alle espressioni del mio volto:
sappi cogliere i miei segnali furtivi e ricambiali.
Senza aprir bocca ti parlerò con le sopracciglia;
potrai leggere parole scritte con le dita, parole disegnate con il vino.
Quando ti tornerà in mente il piacere lascivo del nostro amore,
tocca col pollice delicato le tue gote accese.
Se avrai motivo di lamentarti silenziosamente di me,
la tua mano rimanga mollemente sospesa all’estremità dell’orecchio.
Quando invece le cose che farò o dirò ti piaceranno, o luce dei miei occhi,
gira e rigira l’anello fra le dita.
Quando augurerai a quell’uomo i molti malanni che si merita,
tocca la tavola con la mano, nel modo in cui toccano l’altare i supplici.
Il vino ch’egli mescerà per te, dammi retta, fallo bere a lui;
chiedi tu stessa a bassa voce allo schiavo il vino che vorrai:
il boccale che tu gli avrai restituito sarò io il primo a prenderlo e berrò da quella parte dalla quale avrai bevuto tu.
Se per caso ti offrirà quel che egli abbia assaggiato per primo,
rifiuta i cibi sfiorati dalla sua bocca.
Non permettere che egli opprima il tuo collo con le sue braccia;
non porre il tuo dolce capo sul suo duro petto;
la piega della tua veste e i tuoi seni fatti per le carezze non lascino insinuare le sue dita;
ma, soprattutto, rifiuta di dargli anche un solo bacio.
Se gli darai dei baci, mi proclamerò apertamente tuo amante e dirò: «Questi baci sono miei» e ne rivendicherò la proprietà.

Queste cose, comunque, potrò vederle, ma quante la coperta tiene ben celate,
quelle saranno per me motivo di cieco timore.
Non allacciare la tua coscia con la sua,
non accostarti con la gamba e non intrecciare il tuo piede delicato con il suo brutto piede.
Molti timori, infelice, mi assalgono, poiché molte volte ho colto il piacere con impudenza e mi tormento per paura del mio stesso esempio:
spesso io e la mia donna per affrettare il godimento portammo a termine la dolce fatica sotto una coltre che ci nascondeva.
Tu non farai questo; ma perché non si creda che tu lo abbia fatto,
togliti di dosso la complice coperta.
Esorta quell’uomo a bere continuamente
(ma non accompagnare le esortazioni con i baci)
e mentre beve, senza che se ne accorga, se ti riesce, aggiungi vino puro.
Se giacerà sdraiato, pieno di vino e di sonno,
il luogo e la circostanza ci forniranno consiglio.
Quando ti alzerai per andartene a casa, e ci alzeremo tutti,
ricordati di procedere in mezzo al gruppo.
Là in mezzo o sarai tu a trovare me, o sarò io a trovare te;
e allora qualsiasi cosa di me tu avrai modo di toccare, toccala.

Me infelice! Ho indicato quel che può giovare per poche ore;
ma col calare della notte sono costretto a star lontano dalla mia donna.
Di notte il suo amante la terrà chiusa in casa;
mesto in volto per lo spuntare della lacrime,
io mi limiterò a seguirla, per quanto mi è possibile,
fin presso la crudele porta della sua casa.
Ma ormai egli rapirà baci, ormai rapirà non solo baci:
quel che a me concedi di nascosto, dovrai concederglielo, perché è un suo diritto.
Tu, però, concediti con riluttanza, come chi è costretta (questo puoi farlo):
le tue carezze siano mute, Venere sia ostile.
Se i miei voti hanno un qualche valore, desidero che anch’egli non ne tragga alcun piacere;
se no, che almeno non ne tragga alcun piacere tu.
Ma tuttavia, comunque si concluda la vicenda di questa notte, domani
tu dimmi e ripetimi che non ti sei concessa a lui.

Ovidio, Amores, Libro I, Elegia 1V.

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§ 18 risposte a la cena

  • Stressa ha detto:

    E’ un paradosso che non andrebbe vissuto, ben sapendo dove porta, eppure viene vissuto comunque pensando di poter godere dei pochi attimi di felicita’ senza conseguenze, finche’ si può, per poi pagare un prezzo inaspettatamente troppo alto!
    Mi fa pena la donna, che si concede al marito che non ama sentendo paradossalmente di tradire l’amante…
    Mi fa pena l’amante, che vede la donna che ama tra le braccia del marito di cui e’ paradossalmente geloso…
    Mi fa pena il marito, che si illude di possedere anima, corpo e cuore della moglie, e che finge di non vedere gli evidenti segnali di infedeltà…
    Non so chi mi faccia più pena, e non e’ importante, ma resta comunque un paradosso, paradossalmente frequente!

    • ecudiélle ha detto:

      che cosa è un paradosso?
      tu che lo sai, dove porta?
      prescindendo da moralismi e sensi di colpa, qual è il prezzo e qual è il guadagno?

      ognuno ha quello che si dà.
      goditi la tua pena questa estate.
      io prendo quello che ci sta intorno.
      e se poi mi strapperò i capelli, sia

  • Stressa ha detto:

    Ne’ moralismi ne’ sensi di colpa
    La sofferenza e’ il prezzo
    Sapere di andare verso la sofferenza e’ il paradosso (inteso come comportamento privo di logica)
    E nelle pene non si gode

    (poi anche partorire e’ doloroso ma da’ gioie immense…la mia non era critica ma riflessione)

    • ecudiélle ha detto:

      Mia mamma diceva che la vita è una valle di lacrime.
      Ha fatto e fa una vita di merda.

      Mi descrivi il tuo concetto di sofferenza ché così in astratto che è? Niente. E con il niente non si soffre.

  • Stressa ha detto:

    Bene, allora sei al sicuro.

  • giovanni ha detto:

    Idea contraria all’opinione comune, apparentemente illogica, la cui validità è invece dimostrabile.
    Questo paradosso?

    Non dovrebbe dare gran pena.
    Buon divertimento.

  • Stressa ha detto:

    paradosso[pa-ra-dòs-so] s.m.
    1 Proposizione che per forma o contenuto si oppone all’opinione comune o all’esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente o bizzarra: esporre un p.
    2 filos. Dimostrazione che, partendo da presupposti generalmente riconosciuti come validi, giunge a conclusioni contrastanti con l’esperienza oppure intrinsecamente contraddittorie: p. matematico; i p. di Zenone; anche, proposizione filosofica logicamente coerente ma che parte da premesse false
    3 estens. Fatto, comportamento o circostanza privi di logica: la sua vita è stata un p.

    La n.3

    In questo caso, secondo me, si va verso -pena- certa, contro ogni logica.

    • ecudiélle ha detto:

      La pena non è mai certa
      La pena che ti dai da sola invece sì, è certa.

      Con i vocabolari ci tengo aperte le porte per fare entrare l’aria, ché lo stantio depresso mi fa la nausea.

    • ecudiélle ha detto:

      Stressa, non so qual è il tuo problema ma davvero, mi spiace che tu debba costruirti intorno speranze con incorporato un tumore all’ultimo stadio.
      Io no.
      Basta con queste vite che hanno certa solo la pena. Se è certa la pena lo è anche la felicità.

  • giovanni ha detto:

    ah!

  • Stressa ha detto:

    Ripeto: ho fatto una riflessione sul post che hai pubblicato. Cosa c’entra analizzare me ed i miei eventuali problemi? Non capisco, ma non importa, sono limitata io…
    Tolgo il disturbo.

    • ecudiélle ha detto:

      Il post è una poesia di Ovidio. La puoi leggere come vuoi. Come vuoi. È una lavagna su cui scrivere la tua storia. Ma di tutte le interpretazioni possibili, di tutte, hai visto solo la certezza della sofferenza.

      Perché?

  • Stressa ha detto:

    Hai ragione, forse ho una visione sempre troppo romantica e struggente dell’amore, non lo nego, ma da li’ a dire che mi costruisco speranze con incorporato un tumore all’ultimo stadio ce ne vuole…
    Forse avrei dovuto immaginare, ad esempio, che i personaggi di Ovidio vogliono farsi soltanto una bella scopata! In questo caso cosa ci avresti letto? Che sono una che sa godersi la vita?
    Ognuno può leggerci cosa vuole, certo, ma non necessariamente rifletterci una propria esperienza o quant’altro! Io mi sono immedesimata nei tre personaggi ed ho provato pena, semplicemente e l’ho scritto, senza pensare che per questo sarei stata psicanalizzata! Scambiarsi pensieri, sensazioni, semplicemente, senza per questo essere giudicati. Mi incuriosisce sapere come l’hai interpretata tu.

    • ecudiélle ha detto:

      Anche il giudizio lo vedi dove non c’è.

      Tra amore romantico da un lato e scopata senza cerniera dall’altro c’è una moltitudine di sguardi, desideri, respiri, speranze, movimenti da e movimenti verso.
      La dicotomia di cui parli, romanticismo e scopata, è finta, artificiale, inutile, irreale, rassicurante nella sua certezza della pena.

      L’hai detto tu. Dell’amore hai una visione.
      Mi spiace.
      Non perdiamo altro tempo.
      Buon viaggio.

  • Stressa ha detto:

    Sono d’accordo con te su tutto, pensa!
    Evidentemente non ho saputo spiegarmi (non essendo io maestra di parole come te) e mi dispiace. Pazienza.
    Buon viaggio anche a te.

  • Stressa ha detto:

    Guarda, voglio riprovarci perché c’ho la testa dura, essendo un capricorno, ma forse sei un capricorno anche tu perché mi sembra che c’hai la testa più dura di me…
    E’ evidente che chi vive situazioni del genere passi attraverso tutto ciò che di bello la passione e l’amore riescono a dare, e’ ovvio!
    Con il mio commento volevo mettere in primo piano invece la parte meno bella di queste relazioni, quella che porta alla pena d’amore per mille motivi, tra cui l’impossibilita di viverle pienamente, oppure per il doverci rinunciare…ed in ogni caso e’ uno scorcio in mezzo ad un panorama estremamente vasto (due esempi, non dicotomia…)!
    Della mia battuta sulla scopata: non era certo mia intenzione suddividere l’argomento in due categorie, mi sembra evidente. Semplicemente mi sono chiesta quale sarebbe stato il tuo commento in quel caso.
    Comunque mi sembra di essere entrata in un tritacarne dove ogni mia singola parola viene fatta a pezzi, ma non credo sia stata una perdita di tempo visto che qualcosa ho imparato…
    Abbi pazienza, ho la testa dura…

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