più che il bunga bunga mi preoccupa il limbo (nel senso di danza caraibica)

ottobre 30, 2011 § Lascia un commento

 
Nell’autunno del 2005, Sarkozy era ministro dell’interno e le banlieue erano in fiamme. Le automobili in particolare. I nordafricani sotto i diciotto anni erano incazzati, un po’ perché Sarkozy era Sarkozy e gli piaceva vedere i manganelli della polizia roteare, e un po’ perché quella roba lì dei tre colori, liberté ecc ecc non ha mai funzionato oltre il 1818 e l’idea che figli di immigrati tunisini e algerini acquisissero la cittadinanza francese automaticamente con la maggiore età non era più così ben vista.
Sarkozy ci diede di manganello e dimostrò di avere avuto ragione ad usare le maniere forti con il famoso grafico che mostrava la discesa del numero di falò automobilistici a livelli normali. Normali, sia chiaro, non significa zero. Significa che per Sarkozy e per noi tutti c’è un livello minimo accettabile di auto bruciate al giorno. Che per tutti è normale che ci siano quartieri di Parigi dove ogni tanto qualcuno brucia un’automobile. Che è normale che certe famiglie vivano in quei quartieri e aprano le finestre ad annusare vernice e pneumatici in fusione.
Siccome detesto i post con finale a sorpresa, quelli che leggi venti righe e poi nell’ultima riga la storia si ribalta o rivela la moralina di fondo, li detesto perché non so farli dici tu ma anche perché dopo la terza volta mi stufo, voglio il finale subito e salto tutto il resto e va cagare, siccome, allora ecco il punto.

Trovo interessante che si scenda in piazza a imprecare contro la crisi finanziaria ora. Ora che ad essere toccate sono le classi medie che prima ne erano immuni, a volte cieche e sorde beneficiarie. Ora che non è solo più il modello italiano (andate, andate a vedere Il Gioellino di Molaioli) ad essere il colpevole di tutto quello che succede in Italia.
In quanti devono essere a vivere in condizioni di merda e quanto vicino devono essere per farsi venire la voglia di alzare la testa? Devi avercelo sotto pelle quello che non trova casa da solo nemmeno con un lavoro a tempo pieno per dire “e che cazzo”?
E poi sì, sono sempre a dire male, lo so. Anche se dal cinismo sono passata ad un più sano scetticismo anche grazie alla mia entrata nel mondo del sesso quotidiano. Ma non è da stamattina che mi impunto sulle assurdità e le crudeltà cannibali (anche interne) del modello di capitalismo economico in cui siamo. E non è da stamattina che continuo a volere una buona analisi come punto di partenza. E la buona analisi è sempre quella: questo modello economico trova una pezza tutte le volte che si rompe. E quelli che ci vogliono mettere una pezza (solo stilisticamente diversa) per potersi trovare casa e lavoro hanno ragione ma non è che poi tra 5 anni non ci ritroviamo qui. E l’analisi è anche per capire come e perché non ci sia differenza tra chi ancora per qualche margine non ci perde molto e chi ci perde assai dalla svendita degli stati al FMI. E ritorno sullo stesso chiodo di sempre: i crinali su cui si articolano le divisioni sociali ed economiche e culturali sono artificiali e finalizzati a tenere separati tra loro tutti quelli che ogni giorno si grattano le stesse croste. Le croste sono le stesse per tutti anche se hanno forme e colori diversi e l’infezione è una sola, con molte varianti ma una sola.
Finalino? Mah, direi che ancora non riesco a capire come si possa essere donna e cattolica nella stessa vita. Tutto qui. Poi faccio un post positivo su OccupyStPaul.

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